Meloni al Senato, apertura a Calenda e scontro con le opposizioni su salari, tasse e Superbonus
Giorgia Meloni apre al confronto con Carlo Calenda durante il Premier Time al Senato e difende l’operato del governo su economia, salari e Pnrr. La presidente del Consiglio ha risposto per oltre 90 minuti agli attacchi delle opposizioni.
Nel corso del Premier Time al Senato, Giorgia Meloni ha lanciato un messaggio alle opposizioni disponibili a discutere nel merito dei principali dossier economici e internazionali. La presidente del Consiglio ha risposto alle domande dei gruppi parlamentari in una seduta durata circa un’ora e mezza, caratterizzata da toni spesso accesi e da continui richiami del presidente Ignazio La Russa per mantenere l’ordine in Aula.
Il primo confronto è arrivato con Carlo Calenda. Il leader di Azione aveva proposto una cabina di regia condivisa tra maggioranza e opposizione per affrontare le emergenze aperte. Meloni ha detto di essere pronta al dialogo e ha assicurato che le porte del governo resteranno aperte a chi vuole discutere concretamente delle questioni che riguardano famiglie e imprese. La premier ha però ricordato che precedenti tentativi di collaborazione erano stati respinti da gran parte delle opposizioni.
La presidente del Consiglio ha descritto un quadro economico internazionale complicato, segnato dalle tensioni geopolitiche che stanno incidendo sulla crescita, sui costi dell’energia e sul potere d’acquisto delle famiglie. Da qui l’invito ad abbassare i toni dello scontro politico per concentrarsi sulle priorità strategiche del Paese.
Il confronto più duro si è registrato con Matteo Renzi. Dopo le critiche del leader di Italia Viva sull’azione dell’esecutivo e sui rapporti con Donald Trump, Meloni ha replicato accusando parte dell’opposizione di trasformare il dibattito parlamentare in una sequenza di attacchi personali e polemiche prive di contenuti.
Nel botta e risposta con il Partito Democratico, la premier ha ironizzato sulle oltre venti domande presentate dalle opposizioni, definendole “il quizzone finale di un gioco a premi”. Meloni ha poi rivendicato la stabilità del governo come elemento decisivo per portare avanti una strategia di lungo periodo a favore di lavoratori, imprese e famiglie.
La presidente del Consiglio ha difeso i risultati raggiunti con il Pnrr. Secondo i dati illustrati in Aula, l’Italia ha già ricevuto 153 miliardi di euro e la nona rata sarebbe in arrivo nelle prossime settimane. Al 31 marzo 2026 la spesa certificata avrebbe raggiunto 117 miliardi, pari al 76% del totale previsto.
Meloni ha respinto le accuse relative al calo del potere d’acquisto, attribuendo la perdita dei salari reali al biennio 2021-2022. Ha sostenuto che sotto l’attuale esecutivo gli stipendi abbiano ripreso a crescere più dell’inflazione grazie al taglio del costo del lavoro e ai fondi destinati ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego.
La premier ha bocciato anche la proposta del salario minimo legale avanzata dalle opposizioni, sostenendo che potrebbe trasformarsi in una soglia salariale al ribasso. Secondo Meloni, la strada da seguire resta quella della contrattazione collettiva nazionale. In Aula ha affermato che un lavoratore dipendente con reddito annuo intorno ai 26 mila euro oggi possa avere tra 1.500 e 2.400 euro in più rispetto al passato.
Durante il confronto con Francesco Boccia, che l’accusava di essere distante dalla vita quotidiana delle famiglie, Meloni ha replicato raccontando di fare ancora personalmente la spesa al supermercato. Un passaggio accolto dagli applausi della maggioranza.
La presidente del Consiglio ha anche respinto le accuse di aumento della pressione fiscale, ricordando la riforma Irpef, il taglio del cuneo fiscale, l’estensione del regime forfettario e gli incentivi legati ai rinnovi contrattuali. Ha inoltre rivendicato il recupero di circa 100 miliardi di euro dall’evasione fiscale negli ultimi tre anni.
Nel mirino del governo è tornato il Superbonus, definito da Meloni una misura elettorale fuori controllo destinata a pesare sui conti pubblici fino al 2027. L’attacco era rivolto in particolare al Movimento 5 Stelle, che continua a difendere il provvedimento.
Parlando del Mezzogiorno, la premier ha sostenuto che il governo abbia superato la logica dei sussidi puntando su investimenti, infrastrutture e semplificazione burocratica. La Zes Unica, secondo i dati forniti in Aula, avrebbe sbloccato oltre 1.300 investimenti per circa 55 miliardi di euro in due anni.
Infine Meloni ha ribadito l’impegno sul piano casa, tema rilanciato dalla Lega. Per la presidente del Consiglio l’abitazione deve essere considerata un diritto essenziale e non un lusso. Tra gli obiettivi indicati dal governo ci sono il sostegno all’edilizia popolare, gli aiuti alle famiglie che non riescono più a sostenere i costi del mercato immobiliare e il contrasto alle occupazioni abusive.
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