Canone Rai, il taglio resta possibile solo con fondi pubblici compensativi
Un possibile taglio del canone Rai torna nella riforma all’esame del Senato, ma solo con una copertura alternativa. La riduzione potrà scattare se lo Stato reperirà risorse pubbliche equivalenti per garantire i finanziamenti alla Rai.
La riduzione del canone Rai potrà essere presa in considerazione soltanto se alla minore entrata corrisponderanno risorse pubbliche di pari valore destinate al servizio pubblico. È la condizione prevista da una modifica alla riforma della Rai in discussione al Senato.
La proposta interviene sul nodo del finanziamento dell’azienda dopo che, a luglio, era stata eliminata dalla riforma la precedente ipotesi di consentire un taglio del 5% del canone in circostanze eccezionali. La nuova formulazione lascia invece aperta la possibilità di una riduzione, ma la lega alla disponibilità di una copertura compensativa.
In concreto, qualsiasi diminuzione dell’importo pagato dagli abbonati non potrebbe tradursi automaticamente in minori risorse per la Rai. Lo Stato dovrebbe prima individuare altre forme di finanziamento pubblico capaci di coprire la differenza e assicurare entrate considerate adeguate, sostenibili e prevedibili.
La riforma è all’esame dell’ottava Commissione permanente del Senato, competente anche per comunicazioni e innovazione tecnologica. Tra i relatori figurano i senatori di Forza Italia Claudio Fazzone e Roberto Rosso, già impegnati nei mesi scorsi sulle modifiche alla governance e al sistema di finanziamento del servizio pubblico.
La nuova impostazione non determina quindi un taglio immediato del canone e non stabilisce un nuovo importo. Introduce piuttosto una condizione da rispettare in futuro: prima di ridurre quanto versato dagli utenti, dovranno essere trovati fondi pubblici sufficienti a compensare integralmente la perdita di entrate per la concessionaria.
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