Giallo di Pietracatella, attese da Berlino le analisi decisive sulla ricina
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita a Pietracatella si concentra sull’ipotesi di duplice omicidio premeditato. Da Berlino sono attese le relazioni decisive sugli esami per la ricina.
Saranno gli accertamenti scientifici ancora in corso in Germania a fornire uno dei passaggi più importanti nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute nel dicembre 2025 dopo un avvelenamento da Ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli investigatori attendono le relazioni ufficiali degli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino sui reperti raccolti durante le indagini.
Secondo quanto trapelato da fonti vicine all’inchiesta, gli investigatori avrebbero già acquisito elementi ritenuti significativi per approfondire l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato. Indicazioni nella stessa direzione sarebbero giunte in via informale anche dagli esperti tedeschi, ma le conclusioni dovranno essere messe nero su bianco nelle consulenze ancora attese.
Un punto centrale riguarda la ricerca di eventuali tracce di ricina sugli alimenti, sugli indumenti e sugli altri reperti prelevati nell’abitazione della famiglia. Gli esami dovranno contribuire a stabilire in che modo madre e figlia entrarono in contatto con la tossina e se sia possibile individuare il veicolo attraverso il quale venne assunta.
Nel frattempo continuano le audizioni delle persone informate sui fatti e gli approfondimenti sui rapporti personali e familiari delle vittime. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire chi potesse avere accesso alla sostanza, come possa essere stata trattata e quali circostanze abbiano preceduto l’avvelenamento.
L’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, invita però a non considerare chiusa la ricostruzione dell’accaduto. La difesa sostiene che debba restare tra le ipotesi anche quella di un’intossicazione accidentale, senza il coinvolgimento volontario di altre persone, almeno fino alla conclusione degli accertamenti scientifici.
Sulla ricina è intervenuto anche Matteo Guidotti, esperto del Cnr di Milano. La tossina deriva dalla pianta del ricino, diffusa anche in Italia, ma secondo lo specialista ottenere e manipolare una sostanza altamente tossica richiede conoscenze specifiche di chimica e tossicologia. La disponibilità della pianta, quindi, non equivale alla capacità di trattarne in sicurezza i componenti più pericolosi.
Guidotti ha precisato di non avere elementi diretti sull’inchiesta di Pietracatella e di non poter confermare le diverse ipotesi circolate sul tipo di ricina utilizzato. Per la Procura e per i consulenti, il passaggio decisivo resta ora la formalizzazione dei risultati degli esami svolti a Berlino, chiamati a chiarire il quadro scientifico sul quale proseguiranno le indagini.
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