Ricina a Pietracatella, le indagini si concentrano sulla vigilia di Natale
La Procura di Larino concentra le indagini sulla vigilia di Natale per chiarire come Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita siano state avvelenate con la ricina a Pietracatella; decisivi gli esami su 70 alimenti e sui familiari.
La Procura di Larino concentra gli accertamenti sulle ore precedenti alla comparsa dei sintomi per stabilire come Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita abbiano ingerito la Ricina. Le due sono morte dopo l’intossicazione avvenuta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, mentre l’inchiesta resta aperta contro ignoti per duplice omicidio premeditato.
Dopo sette mesi di indagini, gli investigatori stanno ricostruendo gli spostamenti, i pasti e ogni possibile occasione di contatto con la sostanza tossica. Le verifiche riguardano soprattutto il 23 e il 24 dicembre, perché gli approfondimenti medico-legali collocano l’assunzione della ricina nelle ore immediatamente precedenti ai primi disturbi.
La nuova finestra temporale ha portato i carabinieri a esaminare con particolare attenzione la vigilia di Natale. Antonella e Sara parteciparono a diversi momenti conviviali insieme ai familiari, ma nessun altro commensale sviluppò sintomi paragonabili ai loro. Per questo si valuta anche l’ipotesi di un alimento o di una bevanda consumati dalle sole vittime al di fuori dei pasti principali.
Un ruolo centrale è affidato agli accertamenti scientifici. Circa 70 campioni alimentari sequestrati nelle abitazioni coinvolte sono stati destinati alle analisi del Robert Koch Institute di Berlino, specializzato nello studio delle tossine biologiche. Gli esperti cercano eventuali residui di ricina utili a individuare il prodotto contaminato e a ricostruire il percorso seguito dal veleno.
I tecnici hanno inoltre eseguito nuovi sopralluoghi nella casa della famiglia Di Vita. Mobili, superfici, indumenti e altri oggetti sono stati controllati con procedure specifiche per rilevare tracce della sostanza, anche in quantità minime. Sono stati acquisiti anche dispositivi elettronici e materiali che potrebbero contribuire a ricostruire le ultime giornate delle vittime.
Nel paese è stata segnalata la presenza di investigatori in borghese, mentre proseguono le audizioni di parenti, amici e persone vicine alla famiglia. Durante alcune trasmissioni televisive è stata avanzata l’ipotesi che l’autore possa vivere a Pietracatella e che gli inquirenti abbiano già concentrato l’attenzione su una o più persone.
Queste indicazioni, però, non hanno ricevuto conferme ufficiali. La Procura di Larino mantiene il riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta e non ha comunicato l’esistenza di sospettati. I controlli e gli appostamenti potrebbero servire a verificare movimenti, rapporti personali e circostanze ritenute utili, senza che ciò equivalga a un’attribuzione di responsabilità.
Restano attesi anche gli esiti degli esami eseguiti su Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e sulla figlia sopravvissuta Alice. Le analisi dovranno accertare se entrambi siano entrati in contatto con la ricina senza sviluppare un’intossicazione mortale.
L’eventuale presenza di indicatori riconducibili alla tossina potrebbe chiarire se l’avvelenamento fosse diretto esclusivamente contro Antonella e Sara oppure se anche altri componenti della famiglia siano stati esposti. Al momento si tratta di una possibilità investigativa e non è stato stabilito chi fosse il bersaglio dell’azione.
Un altro filone riguarda i cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso iscritti nel registro degli indagati durante gli accertamenti sulle cure ricevute dalle pazienti. I loro difensori hanno annunciato la richiesta di archiviazione dopo il deposito della consulenza medico-legale.
Secondo la ricostruzione dei consulenti, le vittime avrebbero assunto quantità elevate di ricina e non esiste un antidoto specifico contro la tossina. Non sarebbe quindi possibile sostenere con certezza che una gestione clinica diversa avrebbe impedito i decessi. La decisione sulle eventuali responsabilità sanitarie spetterà alla Procura.
I risultati degli esami condotti in Germania saranno determinanti per il prosieguo dell’inchiesta. Gli investigatori cercano un elemento capace di collegare la ricina a un alimento, a un oggetto o a una persona, così da chiarire quando la sostanza sia entrata nell’abitazione e attraverso quale modalità sia stata somministrata ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
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