Pietracatella, nuovi elementi sul duplice omicidio: attesi gli esiti sulla ricina

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Nel caso di Pietracatella gli investigatori avrebbero raccolto elementi a sostegno del duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Restano attesi gli esiti ufficiali di Berlino su alimenti e reperti per chiarire il veicolo della ricina.

Ricina
Pietracatella, nuovi elementi sul duplice omicidio: attesi gli esiti sulla ricina
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Si rafforza nelle indagini l’ipotesi del duplice omicidio premeditato per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute alla fine di dicembre 2025 dopo un avvelenamento da Ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli investigatori avrebbero acquisito elementi ritenuti significativi, mentre proseguono gli accertamenti scientifici affidati agli specialisti tedeschi.

Il passaggio decisivo è atteso dal Robert Koch Institute di Berlino, incaricato dalla Procura di Larino di analizzare alimenti, reperti e campioni raccolti durante l’inchiesta. Le prime indicazioni informali avrebbero evidenziato anomalie compatibili con la presenza della sostanza tossica, ma le conclusioni definitive dovranno arrivare con le relazioni ufficiali.

Gli esami dovranno essere confrontati anche con i 131 prelievi effettuati a luglio nell’abitazione della famiglia. Gli investigatori avevano raccolto campioni da mobili, indumenti, oggetti e altre superfici, con l’obiettivo di individuare eventuali tracce di ricina e ricostruire il modo in cui Antonella e Sara entrarono in contatto con il veleno.

L’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, ha spiegato che il confronto tra le analisi sugli alimenti sequestrati subito dopo i fatti e quelle sui campioni raccolti successivamente potrà contribuire a individuare o escludere il possibile veicolo dell’avvelenamento. La difesa continua inoltre a ritenere che debba essere valutata anche l’ipotesi di un contatto accidentale con la sostanza.

La Squadra Mobile sta contemporaneamente approfondendo i rapporti personali e familiari delle persone coinvolte. Nelle ultime settimane sono stati nuovamente ascoltati diversi testimoni già sentiti in precedenza, tra cui persone vicine a Gianni Di Vita e alla famiglia. Alcune audizioni sono state ripetute per verificare dichiarazioni e circostanze emerse nel corso delle indagini.

Tra le persone convocate figurano due cugine di Gianni Di Vita e un’amica della famiglia. È stato nuovamente sentito anche l’infermiere che nei giorni dei malori aveva praticato delle flebo a madre e figlia. Gli accertamenti riguardano sia la sequenza degli eventi avvenuti durante le festività natalizie sia le condizioni di salute dei componenti della famiglia in quelle ore.

L’inchiesta della Procura di Larino resta aperta per duplice omicidio premeditato. A luglio gli esami autoptici avevano confermato che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita erano morte per intossicazione da ricina. Gli investigatori attendono ora le conclusioni degli specialisti di Berlino per stabilire dove fosse presente la sostanza e ricostruire con maggiore precisione come sia avvenuto l’avvelenamento.

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