Ricina, le chat segrete di Antonella Di Ielsi aprono nuovi scenari nell'inchiesta sul duplice omicidio
Antonella Di Ielsi confidava all’amica di voler lasciare il marito e cercava un avvocato divorzista. Le chat recuperate dagli investigatori hanno portato all’iscrizione della conoscente per favoreggiamento nell’inchiesta sulla morte per ricina della donna e della figlia.
Nuovi elementi emergono nell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia sedicenne Sara Di Vita, decedute lo scorso dicembre dopo essere state avvelenate con la ricina. Alcuni messaggi WhatsApp recuperati dagli investigatori mostrano una situazione familiare diversa da quella ricostruita finora da una conoscente della donna.
Nelle conversazioni analizzate dagli inquirenti, Antonella raccontava all’amica le difficoltà vissute nel matrimonio, descrivendo rapporti tesi con il marito e manifestando l’intenzione di separarsi. In uno dei messaggi avrebbe anche chiesto aiuto per individuare un avvocato specializzato in divorzi, segnale di una decisione già presa o comunque seriamente valutata.
La donna con cui Antonella si confidava era stata ascoltata più volte dalla Squadra Mobile di Campobasso come persona informata sui fatti. Durante gli interrogatori aveva però dichiarato di non essere a conoscenza di particolari problemi nella vita coniugale della vittima. Una versione che, secondo chi conduce le indagini, non coincide con quanto emerge dalle chat recuperate dai telefoni.
Nel corso di un recente colloquio in Questura, la conoscente sarebbe stata messa di fronte al contenuto dei messaggi. Le spiegazioni fornite non avrebbero chiarito le differenze tra le dichiarazioni rese e le conversazioni acquisite dagli investigatori. Al termine dell’audizione è quindi scattata una denuncia con l’accusa di favoreggiamento.
Gli investigatori precisano che l’inchiesta principale resta aperta per duplice omicidio volontario e, al momento, non risultano persone indagate per l’avvelenamento. La contestazione nei confronti dell’amica riguarda esclusivamente il presunto ostacolo alle attività investigative e non un coinvolgimento diretto nella morte di Antonella e Sara.
Proseguono intanto gli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati nell’abitazione della famiglia. Cellulari, computer, tablet e modem sono ancora sottoposti ad analisi informatiche per ricostruire gli ultimi giorni di vita delle due vittime e individuare eventuali elementi utili all’indagine.
Resta senza risposta anche il quesito più delicato dell’intera vicenda, cioè la provenienza della ricina utilizzata per l’avvelenamento. Secondo gli esperti si tratta di una sostanza che richiede procedure di preparazione particolarmente complesse. Gli investigatori stanno verificando se possa essere stata acquistata online, anche attraverso canali nascosti della rete, oppure prodotta direttamente sul territorio.
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