Iran, attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz: lo scontro interno che fece saltare la tregua
Secondo una ricostruzione del New York Times, settori ultraconservatori iraniani avrebbero ordinato a luglio attacchi contro tre navi nello Stretto di Hormuz, contribuendo a far naufragare la fragile tregua con gli Stati Uniti.
Gli attacchi contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz, avvenuti a luglio, sarebbero stati decisi da una componente ultraconservatrice dell'apparato iraniano senza il coinvolgimento dei vertici politici e militari. L'obiettivo, secondo la ricostruzione, sarebbe stato quello di compromettere la fragile intesa raggiunta con Washington e ostacolare una successiva ripresa dei negoziati.
Nel corso degli episodi furono colpite tre imbarcazioni commerciali. Tra queste anche una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto legata al Qatar, danneggiata da un incendio. Gli attacchi provocarono una nuova escalation nello Stretto di Hormuz, già segnato da forti tensioni tra Iran e Stati Uniti.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe appreso dell'operazione soltanto dopo il suo avvio. Secondo la ricostruzione, reagì duramente e contattò Ahmad Vahidi, comandante dei Guardiani della Rivoluzione, per chiedere spiegazioni. Vahidi avrebbe sostenuto di non aver autorizzato l'azione e di non esserne stato informato in precedenza.
Anche il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, organismo che coordina le principali decisioni iraniane in materia di sicurezza e politica estera, sarebbe rimasto escluso dalla preparazione dell'attacco. Tra le figure indicate come determinanti nella manovra compare Hossein Taeb, esponente dell'ala più intransigente del sistema di potere iraniano e contrario a un'intesa con Washington.
L'azione contribuì a interrompere il tentativo di consolidare la tregua raggiunta nelle settimane precedenti. Il giorno successivo gli Stati Uniti risposero con nuovi raid contro obiettivi iraniani, facendo ripartire una fase di confronto militare che nei mesi seguenti ha continuato a coinvolgere il Golfo e le rotte commerciali della regione.
La vicenda avrebbe inoltre aggravato le divisioni interne alla leadership di Teheran. Pezeshkian rientrò nella capitale mentre tra vertici civili e militari aumentavano le accuse reciproche sulla gestione della crisi. Le tensioni furono seguite da una riorganizzazione dei principali organismi di sicurezza e, ad agosto, dalla nomina di Mohsen Rezaei a segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale.
Un ulteriore elemento di incertezza riguarda la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, succeduto al padre nel marzo 2026 e mai apparso pubblicamente da allora. Pezeshkian ha riferito di averlo incontrato privatamente e di aver discusso con lui per diverse ore, ma l'assenza di immagini o apparizioni pubbliche ha alimentato interrogativi sulla reale capacità della Guida di esercitare direttamente il proprio ruolo.
Nel frattempo la componente più dura dell'apparato iraniano ha consolidato la propria presenza ai vertici militari e della sicurezza. All'interno della leadership continuano a confrontarsi posizioni diverse sulla strategia da adottare nei confronti degli Stati Uniti, mentre la guerra e le restrizioni sulle esportazioni energetiche stanno aumentando le difficoltà dell'economia iraniana.
Il confronto riguarda anche il futuro dello Stretto di Hormuz, passaggio essenziale per i traffici energetici internazionali. Le ripetute azioni contro navi commerciali e militari hanno ridotto il traffico nell'area e aumentato i rischi per le forniture di petrolio e gas, mentre Teheran e Washington restano lontane da una nuova intesa stabile.
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