Daniela M.S., aperto un procedimento penale sui genitori per la tomba con il nome precedente
Un tribunale di Alicante ha aperto un procedimento penale sui genitori di Daniela M.S., giovane transgender morta nel 2022, sepolta ad Aspe con il nome e fotografie precedenti alla transizione. Si ipotizza un possibile reato d’odio.
La sezione civile e istruttoria del Tribunale di Istanza di Novelda, nella provincia spagnola di Alicante, ha avviato un procedimento penale per accertare se la condotta dei genitori di Daniela M.S. possa configurare un reato d’odio. La giovane, transgender, aveva ottenuto nel 2021 il riconoscimento anagrafico del nome Daniela ed è morta nell’aprile 2022, a 21 anni.
Dopo il decesso fu sepolta nel pantheon di famiglia nel cimitero municipale di Aspe, in provincia di Alicante. Sulla sepoltura furono però utilizzati il nome precedente alla transizione e fotografie risalenti a un periodo anteriore al suo percorso di affermazione di genere. La vicenda è stata portata avanti dalle amiche della giovane con il sostegno di un’associazione impegnata nella tutela delle persone transgender.
La questione è arrivata alla magistratura dopo un lungo percorso iniziato anche sul piano amministrativo. La Procura specializzata nei reati d’odio di Alicante ha ravvisato elementi tali da giustificare ulteriori accertamenti. Sarà l’istruttoria a stabilire se la scelta compiuta dopo la morte della ragazza abbia avuto una finalità discriminatoria e possa quindi assumere rilevanza penale.
L’avvocato Saúl Castro, che segue il caso, sostiene che l’utilizzo sulla tomba di un’identità non più corrispondente a quella riconosciuta legalmente a Daniela abbia leso la sua memoria e la sua dignità. Per il legale, il procedimento pone una questione ancora poco esplorata dalla giurisprudenza spagnola, cioè la possibilità di riconoscere una tutela penale anche rispetto ad atti compiuti dopo la morte di una persona.
Daniela era nata nel 2000 a Santiago del Cile ed era stata adottata, quando aveva due anni, da una coppia spagnola residente a Santander. Durante l’infanzia e l’adolescenza aveva manifestato difficoltà legate alla propria identità di genere. Negli anni successivi fu sottoposta a trattamenti psichiatrici e trascorse anche un periodo in una struttura religiosa, esperienze che nella denuncia vengono ricondotte al tentativo di ostacolare la sua transizione.
Nel 2017 Daniela entrò in contatto con un servizio sanitario specializzato nell’assistenza alle persone transgender. In seguito all’intervento dei servizi sociali, i genitori persero la tutela e la giovane trascorse un periodo in una struttura per minori. Raggiunta la maggiore età iniziò a vivere autonomamente, prima in Cantabria e successivamente a Madrid.
Nella capitale Daniela avviò un nuovo percorso personale, formativo e lavorativo. Nel marzo 2021 ottenne la modifica del nome nel Registro civile. La sua vita rimase tuttavia segnata da difficoltà economiche, problemi psicologici e episodi di discriminazione. Nell’aprile dell’anno successivo morì suicida.
L’indagine dovrà ora ricostruire le circostanze della sepoltura e accertare la consapevolezza con cui furono scelti il nome e le immagini utilizzate sulla tomba. Solo al termine degli approfondimenti giudiziari potrà essere stabilito se gli atti contestati ai genitori integrino effettivamente un reato d’odio.
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