Smart glasses Meta, allarme privacy: il Garante italiano segue rischi e regole europee
Gli smart glasses Meta accendono l’allarme privacy anche in Italia. Il Garante segue il fenomeno e richiama le regole europee, mentre Oslo li vieta a scuola e negli Usa cresce l’attenzione delle forze dell’ordine e degli esperti.
Gli occhiali intelligenti capaci di registrare immagini e voci senza attirare facilmente l’attenzione stanno aprendo nuovi interrogativi sulla tutela dei dati personali. In Italia il Garante per la protezione dei dati personali sta seguendo l’evoluzione degli smart glasses, con particolare attenzione alla possibilità che persone estranee alle riprese vengano registrate senza rendersene conto.
Il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione, ha spiegato che questi dispositivi pongono questioni rilevanti soprattutto quando raccolgono immagini e conversazioni di terzi in modo poco percepibile. Il trattamento dei dati effettuato attraverso gli occhiali intelligenti rientra nella disciplina europea sulla protezione dei dati e il tema viene esaminato anche insieme alle altre autorità europee competenti.
La questione riguarda in particolare modelli come i Ray-Ban Meta, che all’apparenza possono essere confusi con comuni occhiali. La presenza della fotocamera viene segnalata da una piccola luce sulla montatura, ma la discrezione del dispositivo rende comunque difficile per chi si trova nelle vicinanze capire immediatamente se sia in corso una registrazione.
I timori non riguardano soltanto l’Italia. Nel Regno Unito l’organizzazione Refuge, impegnata nel sostegno alle vittime di violenza domestica, ha richiamato l’attenzione sull’impiego di dispositivi indossabili per controllare, sorvegliare o registrare persone senza consenso. Nel 2025 i casi seguiti dal gruppo specializzato negli abusi facilitati dalla tecnologia sono aumentati di oltre il 62% rispetto all’anno precedente, mentre tra le persone con meno di 30 anni l’incremento è stato del 24%.
Emma Pickering, responsabile del team di Refuge dedicato agli abusi tecnologici ed economici, ha criticato la diffusione di prodotti che possono essere utilizzati impropriamente contro donne e ragazze. Secondo l’organizzazione, accessori come smart glasses, smartwatch e altri dispositivi connessi possono diventare strumenti di sorveglianza se finiscono nelle mani di persone intenzionate a controllare o molestare le vittime.
Il dibattito è particolarmente acceso anche nei luoghi pubblici, dove la possibilità di effettuare riprese con dispositivi poco riconoscibili rende più difficile accorgersi di essere filmati. A Londra le preoccupazioni hanno riguardato anche l’utilizzo sui mezzi di trasporto, un ambiente nel quale il tema delle molestie e delle registrazioni non autorizzate è già da tempo oggetto di attenzione.
Oslo ha scelto una linea più restrittiva nelle scuole. Alla fine di agosto 2026 la capitale norvegese ha introdotto il divieto degli smart glasses durante l’orario scolastico, estendendolo a studenti e adulti presenti negli istituti. La responsabile cittadina dell’Istruzione Julie Remen Midtgarden ha motivato la decisione con la necessità di impedire riprese non riconosciute nelle classi, nei cortili e negli altri spazi frequentati dagli studenti.
Negli Stati Uniti, invece, il problema viene valutato anche dal punto di vista della sicurezza. A gennaio l’unità di intelligence e antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York ha richiamato l’attenzione degli agenti sui Ray-Ban Meta e sulla possibilità che vengano utilizzati per effettuare registrazioni all’interno di commissariati e strutture di detenzione.
La polizia newyorkese ha invitato a controllare con attenzione gli occhiali portati nelle celle, dopo la diffusione di filmati registrati con dispositivi intelligenti in ambienti normalmente sottoposti a restrizioni. Tra i rischi indicati figurano la possibile divulgazione della disposizione delle strutture, della posizione delle telecamere e delle modalità operative degli agenti.
Le preoccupazioni si sono estese ad altri corpi di polizia statunitensi. Il timore è che dispositivi dotati di telecamere, microfoni e sistemi di intelligenza artificiale possano essere impiegati non soltanto per registrazioni non autorizzate, ma anche per raccogliere informazioni sensibili o agevolare attività criminali.
La diffusione degli smart glasses pone quindi un problema comune a più Paesi: trovare un equilibrio tra le funzioni offerte dalla tecnologia e il diritto delle persone a sapere quando vengono riprese o registrate. In Europa la valutazione passa dalle norme sulla protezione dei dati, mentre scuole, autorità di sicurezza e organizzazioni per la tutela delle vittime stanno adottando misure differenti in base ai rischi individuati.
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