Ricina a Pietracatella, l'autopsia ricostruisce i pasti prima della morte di Antonella e Sara
Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita morirono a Campobasso dopo aver ingerito una dose letale di ricina. L’autopsia colloca l’assunzione tra il 23 e il 24 dicembre 2025, mentre gli inquirenti ricostruiscono i pasti consumati.
Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia quindicenne Sara Di Vita morirono all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo aver ingerito una quantità letale di ricina. La relazione autoptica colloca l’assunzione della sostanza tra il 23 e il 24 dicembre 2025, nei due giorni precedenti alla comparsa dei primi sintomi.
Gli accertamenti indicano che il veleno entrò nell’organismo per via orale, ma non permettono ancora di stabilire se fosse contenuto in un alimento o in una bevanda. Gli investigatori stanno quindi ricostruendo tutti i pasti consumati dalla famiglia nella finestra temporale individuata dai medici legali.
La figlia maggiore Alice ha descritto agli inquirenti pranzi e cene di quelle giornate. Il 23 dicembre preparò pasta al pomodoro per sé, il padre Gianni e Sara. Quella sera uscì per una lezione di scuola guida e poi raggiunse alcuni amici al pub, tornando a casa dopo l’una e trenta. Non seppe indicare che cosa avessero mangiato i familiari rimasti nell’abitazione.
Il 24 dicembre la famiglia pranzò dagli zii materni. In tavola furono serviti spaghetti alle vongole, impepata, seppie e calamari con patate, frutta e panettone. Alice dichiarò di non aver mangiato né la frutta né il dolce.
La cena della vigilia si svolse invece a casa della nonna paterna. Il menù comprendeva polpette di tonno preparate da Antonella e antipasti al salmone realizzati da Alice insieme alla zia Simona. Secondo il racconto della ragazza, quelle portate furono assaggiate da tutti i presenti.
I primi disturbi comparvero la mattina di Natale. Nei giorni successivi Antonella e Sara si rivolsero più volte ai servizi sanitari, fino al grave peggioramento del 27 dicembre. Quella mattina Gianni svegliò Alice spiegandole che lui, la moglie e la figlia stavano molto male.
Alice chiamò la guardia medica e, quando Sara iniziò a mostrarsi confusa, contattò anche Giampiero Mastrogiorgio, infermiere e amico della famiglia, chiedendogli aiuto per somministrare liquidi. Le condizioni della quindicenne precipitarono e la ragazza venne trasferita in Rianimazione al Cardarelli.
Sara morì nella tarda serata del 27 dicembre. Mastrogiorgio, presente in ospedale, ha raccontato che Gianni scoppiò a piangere dopo aver ricevuto la notizia e continuò a chiedersi se avesse fatto tutto il possibile per salvare la figlia. L’infermiere lo accompagnò per alcuni minuti fuori dal reparto, prima di rientrare con lui.
Antonella, già molto debilitata, raggiunse successivamente l’ospedale e crollò a terra. Morì il giorno seguente. Alice apprese al Cardarelli anche la notizia del decesso della madre.
La relazione medico-legale ritiene che l’elevata quantità di tossina assunta avrebbe con ogni probabilità reso inefficace anche un diverso intervento sanitario. L’inchiesta prosegue per chiarire dove e come la ricina sia stata somministrata e per accertare eventuali responsabilità legate alla gestione clinica delle due pazienti.
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