Balotelli tra Dubai e Nazionale, il messaggio a Mancini e la scelta di continuare a giocare
Mario Balotelli racconta la sua nuova vita all’Al-Ittifaq di Dubai, dove gioca con il fratello Enock, e apre a un ritorno in Nazionale con Mancini. A 36 anni esclude il ritiro e assicura che continuerà finché il fisico reggerà.
A 36 anni Mario Balotelli non pensa ancora al ritiro. L’attaccante, approdato nel gennaio 2026 all’Al-Ittifaq negli Emirati Arabi Uniti, vuole restare in campo finché le condizioni fisiche glielo consentiranno. In un’intervista al Guardian ha raccontato la nuova fase della sua carriera, il rapporto con il fratello Enock Barwuah e la possibilità di indossare nuovamente la maglia dell’Italia.
La scelta di trasferirsi a Dubai, spiega Balotelli, non è stata dettata principalmente dall’aspetto economico. L’ex attaccante di Inter, Milan e Manchester City racconta di essere rimasto convinto dal progetto dopo un incontro con il presidente del club. A spingerlo verso questa esperienza è stata soprattutto la possibilità di continuare a giocare in un ambiente competitivo e di ritrovare il piacere del calcio.
Da luglio l’avventura negli Emirati ha assunto anche un valore familiare. All’Al-Ittifaq è infatti arrivato Enock Barwuah, consentendo ai due fratelli di realizzare un desiderio coltivato fin dall’infanzia. Balotelli ricorda che, quando erano bambini, parlavano spesso della possibilità di vestire un giorno la stessa maglia, un traguardo diventato possibile soltanto nella parte finale delle rispettive carriere.
Il giudizio sull’esperienza calcistica negli Emirati è positivo soprattutto per la qualità delle strutture. Balotelli apprezza gli impianti e gli stadi, mentre individua margini di crescita nell’organizzazione dei club e nella partecipazione del pubblico. Sugli spalti, osserva, manca ancora il seguito al quale era abituato nei principali campionati europei.
Una parte dell’intervista riguarda anche le difficoltà attraversate dal calcio italiano. Per Balotelli le mancate qualificazioni dell’Italia ai Mondiali non possono essere spiegate soltanto attraverso scelte tattiche o responsabilità degli allenatori. L’attaccante ritiene che il problema abbia radici più profonde e parta dal modo in cui è cambiato il rapporto dei bambini con il pallone.
Il confronto con la sua infanzia è netto. Balotelli ricorda giornate trascorse nei parchi a giocare per ore, spesso fino al buio, mentre oggi vede spazi pubblici molto meno frequentati dai ragazzi. Telefoni, computer e console avrebbero ridotto il tempo dedicato al calcio spontaneo, che un tempo si aggiungeva agli allenamenti organizzati dalle società.
Secondo l’ex azzurro, proprio quelle partite improvvisate rappresentavano una palestra fondamentale. Giocare quotidianamente e confrontarsi anche con ragazzi più grandi permetteva di sviluppare tecnica, personalità e capacità di adattamento. Balotelli ritiene che una parte importante del talento calcistico italiano sia cresciuta per anni nelle strade e nei campetti prima ancora che nei settori giovanili.
Nonostante le difficoltà attuali, l’attaccante resta convinto che l’Italia possa tornare a produrre generazioni competitive. A suo giudizio servirà però tempo, come già accaduto ad altre grandi nazionali europee che hanno attraversato periodi di flessione prima di ritrovare risultati e continuità.
Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra riapre anche il tema di una possibile convocazione di Balotelli. Il giocatore ha raccontato che l’allenatore gli ha scritto per il compleanno e che lui, scherzando, gli ha ricordato di poter ancora giocare. Alla domanda su un eventuale rientro in Nazionale, la risposta è legata soprattutto al rendimento: se continuerà a segnare, considera ancora possibile una chiamata.
Balotelli ha collezionato 36 presenze e 14 gol con l’Italia. La sua ultima partita in azzurro risale al 7 settembre 2018 contro la Polonia, a Bologna, gara che coincise con il primo incontro ufficiale del primo ciclo di Mancini da commissario tecnico. Il rapporto tra i due nasce però molto prima, dalle esperienze condivise all’Inter e soprattutto al Manchester City.
Proprio parlando di Mancini, Balotelli difende il tecnico e invita a guardare oltre le responsabilità individuali degli allenatori. A suo avviso nel calcio italiano si tende troppo spesso a concentrare le critiche sulla panchina, mentre una quota maggiore dei problemi dovrebbe essere attribuita all’intero sistema.
Sul piano fisico, Balotelli riferisce di sentirsi bene nonostante un lieve problema alla gamba dal quale sta recuperando. Le alte temperature degli Emirati rendono più difficile sostenere ritmi elevati, ma l’attaccante continua ad allenarsi e non programma ancora una data per lasciare il calcio giocato.
Il principio che guiderà la decisione è semplice: continuerà finché il corpo gli permetterà di farlo. Dopo il ritiro immagina invece una vita più tranquilla, dedicata alle proprie attività e soprattutto ai figli, lontano dai ritmi frenetici che hanno accompagnato gran parte della sua carriera.
Guardando al passato, Balotelli non nasconde infine di avere maturato una diversa consapevolezza. Se potesse parlare con se stesso a 16 anni, gli consiglierebbe di evitare alcune decisioni e di ascoltare determinate persone nei momenti decisivi della sua crescita personale e professionale.
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