Social e depressione, oltre 150 minuti al giorno associati a un rischio più alto

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Uno studio su 183 mila adulti statunitensi collega l’uso dei social oltre 150 minuti al giorno a una maggiore probabilità di depressione auto-riferita. I ricercatori precisano però che il dato indica una correlazione e non un rapporto di causa.

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Social e depressione, oltre 150 minuti al giorno associati a un rischio più alto
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Trascorrere più di due ore e mezza al giorno sui social media è risultato associato con maggiore frequenza alla depressione auto-riferita. È quanto emerge da una ricerca condotta su dati raccolti negli Stati Uniti nell’arco di 11 anni, dal 2014 al 2024, su circa 183 mila adulti tra i 18 e i 70 anni.

Lo studio, pubblicato su npj Mental Health Research, è stato realizzato da ricercatori della Northwestern University e dell’Università di Cincinnati. Gli autori hanno esaminato le informazioni provenienti da indagini annuali dedicate alle abitudini mediatiche, ai comportamenti individuali e alle condizioni di salute dei partecipanti.

Per individuare i fattori maggiormente collegati alla depressione auto-riferita, il gruppo di ricerca ha utilizzato modelli di apprendimento automatico. L’associazione tra uso dei social e depressione è comparsa in maniera stabile nelle diverse rilevazioni considerate e ha mostrato un cambiamento significativo intorno alla soglia dei 150 minuti quotidiani.

Il risultato non permette però di concludere che trascorrere più tempo su Instagram, TikTok, Facebook o altre piattaforme provochi direttamente la depressione. Lo studio rileva una correlazione e non dimostra un rapporto di causa ed effetto. È quindi possibile, per esempio, che persone già in difficoltà sul piano psicologico tendano a utilizzare maggiormente i social oppure che altri fattori incidano su entrambe le condizioni.

Un altro elemento emerso dall'analisi riguarda il confronto con differenti forme di consumo dei media. L’uso intenso dei social si è rivelato più utile nella classificazione della depressione auto-riferita rispetto al tempo dedicato ai videogiochi, alla navigazione sul web o alla televisione. Il dato suggerisce quindi che non sia sufficiente considerare genericamente le ore trascorse davanti a uno schermo.

Tra le possibili spiegazioni indicate dagli studiosi figurano le caratteristiche stesse delle piattaforme, costruite attorno a flussi continui di contenuti, notifiche, interazioni e ricompense immediate. A questi meccanismi si aggiunge il confronto costante con ciò che viene pubblicato dagli altri utenti, dalle esperienze personali all’aspetto fisico, fino alla vita professionale e alle relazioni.

La soglia dei 150 minuti non viene comunque proposta come un limite clinico oltre il quale una persona sviluppa necessariamente un disturbo. Può invece rappresentare un dato utile per osservare il proprio rapporto con le piattaforme, soprattutto quando l’uso dei social occupa una parte consistente della giornata e sottrae spazio al sonno, all’attività fisica o alle relazioni personali.

La ricerca arriva mentre negli Stati Uniti cresce anche il confronto giudiziario sulla protezione dei minori online. Il 26 agosto 2026 Meta ha raggiunto un accordo con numerosi Stati e territori americani per chiudere procedimenti legati alle accuse secondo cui Facebook e Instagram sarebbero stati progettati favorendo un utilizzo compulsivo tra bambini e adolescenti.

L’intesa, che deve ricevere l’approvazione del giudice, prevede fino a 16,7 miliardi di dollari nell’accordo principale con 47 Stati, il District of Columbia e alcuni territori statunitensi. Sono previste inoltre nuove misure per gli utenti minorenni, tra cui limiti quotidiani di utilizzo, restrizioni nelle ore notturne, notifiche ridotte durante l’orario scolastico e maggiori strumenti di controllo per i genitori.

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