Movimento e rischio di cancro, lo studio collega anche pochi minuti al giorno a benefici

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Uno studio su 59.218 adulti della UK Biobank collega più movimento quotidiano a un minor rischio di 13 tumori: 15 minuti di attività al posto della sedentarietà valgono circa il 2% in meno, mentre 3 minuti vigorosi mostrano già un beneficio.

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Muoversi di più durante la giornata è associato a un rischio inferiore di sviluppare 13 tipi di tumore legati all'inattività fisica. L'analisi condotta su 59.218 adulti della UK Biobank mostra che sostituire appena 15 minuti trascorsi seduti con altrettanti minuti di movimento è collegato a una riduzione del rischio di circa il 2%. Anche quantità molto brevi di attività fisica vigorosa risultano associate a un vantaggio misurabile.

La ricerca ha coinvolto uomini e donne con un'età media di 61,7 anni, per il 55% donne. I partecipanti avevano indossato per una settimana un dispositivo capace di registrare i movimenti quotidiani, permettendo ai ricercatori di distinguere sonno, tempo sedentario, permanenza in piedi e attività fisica di diversa intensità. Nei circa otto anni successivi sono stati registrati 2.385 nuovi casi di tumore tra le persone esaminate.

L'obiettivo era capire che cosa accade al rischio oncologico quando una parte delle 24 ore viene redistribuita tra comportamenti diversi. I modelli statistici hanno quindi simulato la sostituzione di periodi trascorsi dormendo o seduti con tempo dedicato a stare in piedi oppure a muoversi, dal livello più leggero fino agli sforzi più intensi.

I risultati indicano che sostituire 15 minuti di sonno o di comportamento sedentario con 15 minuti di movimento è associato a un rischio di cancro inferiore di circa il 2%. Per ottenere una variazione simile semplicemente restando in piedi servono invece circa 30 minuti. Gli autori hanno inoltre osservato la tendenza opposta quando il movimento viene eliminato dalla giornata: sostituire 30 minuti di attività con altrettanto tempo sedentario è risultato associato a un aumento del rischio dell'8%, mentre la sostituzione con il sonno è stata collegata a un incremento del 7%.

Le associazioni più marcate riguardano l'esercizio ad alta intensità. Nei modelli utilizzati nello studio, aggiungere appena tre minuti al giorno di attività vigorosa al posto di sonno, sedentarietà o attività meno intensa è stato associato a una riduzione del rischio di circa il 4%. In questa categoria possono rientrare azioni quotidiane capaci di aumentare nettamente la frequenza cardiaca, come correre per prendere un autobus, salire rapidamente le scale o trasportare carichi pesanti.

La durata necessaria aumenta molto quando l'intensità diminuisce. Nell'analisi, un beneficio comparabile o superiore legato all'attività leggera emergeva con sostituzioni superiori a 90 minuti al giorno rispetto al tempo trascorso dormendo o in condizioni sedentarie. Il dato suggerisce quindi che intensità e durata possono avere un peso diverso, pur restando favorevole l'associazione con un aumento generale del movimento.

I 13 tumori considerati sono quelli per i quali esistono associazioni con l'inattività fisica. Lo studio non ha valutato soltanto l'esercizio programmato, ma l'intera distribuzione delle attività quotidiane, cercando di misurare gli effetti statistici legati allo spostamento del tempo da un comportamento all'altro nell'arco delle 24 ore.

La ricerca resta però osservazionale. I risultati mostrano associazioni statistiche e non dimostrano che aggiungere un determinato numero di minuti di attività provochi direttamente una specifica riduzione della probabilità di ammalarsi. Le stime derivano inoltre da sostituzioni teoriche elaborate attraverso modelli statistici, non da un esperimento nel quale ai partecipanti è stato imposto di modificare le proprie abitudini.

I ricercatori hanno corretto le analisi considerando diversi fattori che possono influire sul rischio oncologico, tra cui età, sesso, istruzione, fumo, consumo di alcol, alimentazione, familiarità per tumori, malattie cardiovascolari e uso abituale di farmaci. Rimane comunque possibile che altri elementi non misurati abbiano contribuito alle differenze osservate.

Il dato più concreto riguarda quindi la distribuzione del movimento nella vita quotidiana: trascorrere meno tempo seduti e mantenere una maggiore quota di attività, anche attraverso gesti brevi e non necessariamente organizzati come una seduta di allenamento, è associato a un profilo di rischio più favorevole. L'effetto più evidente, nei modelli dello studio, compare con l'attività vigorosa, ma anche il movimento leggero e il semplice stare in piedi mostrano associazioni positive quando sostituiscono periodi di sedentarietà.

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