Alluvione tra Nepal e Tibet, 750 morti e 3.044 dispersi: soccorsi nei tunnel
Le alluvioni tra Nepal e Tibet hanno causato almeno 750 morti e 3.044 dispersi. I soccorritori continuano a cercare superstiti, anche nei tunnel degli impianti idroelettrici, mentre piogge e aumento dei fiumi minacciano le operazioni.
Continua la corsa contro il tempo nelle aree devastate dalle alluvioni che hanno colpito il Nepal e il vicino Tibet. Il bilancio complessivo è salito ad almeno 750 vittime e 3.044 persone disperse, mentre le squadre di emergenza proseguono le ricerche in condizioni rese difficili dal maltempo e dalla crescita della portata dei corsi d’acqua.
In Nepal le autorità hanno confermato 734 morti e 2.498 dispersi. Sul versante tibetano, invece, risultano 16 vittime e 546 persone ancora senza notizie. Le operazioni di soccorso sono entrate nel quinto giorno e coinvolgono anche gli impianti idroelettrici travolti dalla massa di acqua, fango e detriti.
Una delle attività più delicate riguarda il complesso idroelettrico di Trishuli 3A, dove i soccorritori sono riusciti a praticare un foro nella parte superiore del tunnel destinato al passaggio dei cavi. Le prime verifiche non hanno rilevato accumuli di detriti all'interno, ma non è stato ancora possibile stabilire un contatto con eventuali persone rimaste intrappolate.
Attraverso l'apertura è stata pompata aria e sono stati avviati ulteriori controlli per verificare la presenza di superstiti. Le squadre puntano ora ad allargare il foro fino a creare un varco sufficientemente ampio per consentire l'ingresso dei soccorritori e raggiungere i tunnel principali dell'impianto.
Le condizioni meteorologiche restano però un ostacolo decisivo. Le piogge continue stanno facendo aumentare il livello e la forza dell'acqua nelle zone interessate, con il rischio di rallentare o sospendere temporaneamente le attività. I lavori proseguiranno anche nelle ore notturne quando la situazione sul terreno permetterà di operare in sicurezza.
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