Ricina a Pietracatella, indagini sull'utente anonimo e richiesta di dati agli Stati Uniti

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Le indagini sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita si concentrano anche su un utente anonimo che cercò online informazioni sul veleno. Gli inquirenti hanno chiesto dati agli Stati Uniti.

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Una nuova pista investigativa porta negli Stati Uniti nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da Ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli investigatori stanno cercando di identificare un utente anonimo che, nei mesi precedenti alla tragedia, avrebbe pubblicato online domande sul potente veleno e sul suo possibile impiego.

Le ricerche sarebbero state effettuate su una piattaforma americana nel corso dello scorso anno. L’identità della persona che utilizzava l’account non è nota e, allo stato attuale, non è possibile stabilire se quelle attività sul web abbiano un legame diretto con la morte delle due donne. Per chiarire questo punto, gli inquirenti italiani avrebbero chiesto la collaborazione delle autorità statunitensi.

Le informazioni provenienti dagli Stati Uniti potrebbero permettere di ricostruire chi si trovava dietro il profilo e da dove siano state effettuate le ricerche. Un passaggio considerato utile per capire se si tratti di una semplice coincidenza oppure di un elemento da inserire nell’indagine sull’avvelenamento.

Un altro particolare riguarda l’attività dell’account. Secondo quanto riferito durante la trasmissione Morning News del 24 agosto 2026, l’utente avrebbe interrotto la propria presenza sulla piattaforma dopo l’avvio delle indagini, tornando poi online alcune settimane fa. Gli investigatori, che avrebbero continuato a seguire quella posizione, si sarebbero accorti della nuova attività e avrebbero quindi avviato gli accertamenti con gli Stati Uniti.

Intanto proseguono anche gli esami tossicologici. Gli accertamenti svolti da esperti tedeschi avrebbero individuato tracce di ricina nei tessuti dello stomaco di Antonella Di Ielsi, aggiungendo un ulteriore elemento al quadro già delineato dagli esami eseguiti in Italia.

L’inchiesta procede anche attraverso testimonianze e nuovi approfondimenti sulle persone vicine alla famiglia. Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, è stato ascoltato in Questura a Campobasso insieme a un’amica. Gli investigatori avrebbero messo a confronto le rispettive ricostruzioni per verificare eventuali elementi utili.

La donna, un’insegnante di matematica già sentita in precedenza, sarebbe stata nuovamente coinvolta negli accertamenti. Tra le ipotesi investigative ci sarebbe anche la possibilità di ascoltare suo marito, che lavorerebbe in un laboratorio di un istituto della zona. Sia Gianni Di Vita sia l’amica avrebbero risposto alle domande degli investigatori, fornendo risposte sintetiche.

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