Ricina a Pietracatella, 131 campioni dalla casa e nuove verifiche sul misterioso utente online
Gli specialisti tedeschi hanno prelevato 131 campioni nella casa di Pietracatella dove morirono Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Le analisi cercheranno tracce di ricina negli scarichi e possibili collegamenti con un utente online.
Gli specialisti del Robert Koch-Institut hanno raccolto 131 campioni nell’abitazione di Pietracatella dove vivevano Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte alla fine di dicembre 2025 dopo un avvelenamento da Ricina. I reperti saranno analizzati in Germania per cercare residui della sostanza e ricostruire come sia stata somministrata alle due vittime.
Il sopralluogo, svolto giovedì 30 luglio insieme alla polizia italiana, è durato circa 15 ore e ha interessato la casa di via Risorgimento e l’orto. Gli esperti hanno esaminato mobili, superfici, indumenti, utensili e diversi punti dell’impianto idraulico. I risultati non saranno immediati e potrebbero richiedere alcune settimane.
Una parte degli accertamenti riguarda i sifoni degli scarichi. L’ipotesi è che eventuali residui possano essere rimasti intrappolati nelle tubature nel caso in cui recipienti o oggetti contaminati siano stati lavati nei lavandini. Soltanto gli esami di laboratorio potranno stabilire se siano ancora presenti tracce utili all’inchiesta.
Il nodo principale resta il mezzo attraverso il quale la ricina è entrata nell’organismo di Antonella, 50 anni, e della figlia Sara, 15. Gli investigatori cercano di individuare un alimento o una bevanda contaminati e di ricostruire chi abbia avuto accesso alla casa e la possibilità di intervenire sul cibo consumato nei giorni precedenti ai malori.
Le indagini proseguono anche sul fronte delle testimonianze. Tre persone sono state nuovamente ascoltate in Procura, tra cui una donna coinvolta in un’ipotesi di favoreggiamento. La sua versione sull’assenza di tensioni nella famiglia viene confrontata con alcune conversazioni WhatsApp acquisite dagli investigatori.
Sono tornati davanti agli inquirenti anche una docente di matematica e un tecnico di laboratorio dell’istituto agrario di Riccia. Da un computer della scuola sarebbero state effettuate ricerche sulla ricina nei mesi precedenti alla morte delle due donne. Nell’istituto, tuttavia, non sono state trovate piante di ricino né elementi che dimostrino la preparazione della sostanza.
Un altro filone porta negli Stati Uniti. Gli investigatori stanno cercando di identificare un utente che avrebbe pubblicato in inglese domande sulla ricina e sui suoi effetti all’interno di forum e comunità online. Il profilo, indicato come Mister X senza che sia noto il sesso della persona, sarebbe scomparso per alcuni mesi per poi tornare attivo con lo stesso nome.
La piattaforma utilizzata ha sede in California e l’eventuale acquisizione dei dati collegati all’account richiederà la cooperazione delle autorità statunitensi. Potrebbero essere coinvolti l’Fbi e il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Le ricerche online, da sole, non provano un legame con il duplice omicidio, ma gli inquirenti vogliono chiarire chi le abbia effettuate e per quale motivo.
L’inchiesta non ha ancora indicato pubblicamente un responsabile. I nuovi esami sui reperti dovranno accertare se nella casa siano rimaste tracce della tossina e fornire elementi concreti per ricostruire la preparazione, il passaggio e l’ingestione della ricina.
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