Pensioni Millennial, Fava all'Inps punta su lavoro femminile, giovani e salari adeguati
Gabriele Fava rilancia dal Meeting di Rimini il nodo delle pensioni dei Millennial, che rischiano di arrivare oltre i 70 anni. Per l’Inps servono più lavoro giovanile e femminile, carriere stabili, produttività e salari adeguati.
Più persone al lavoro, soprattutto giovani e donne, percorsi professionali meno frammentati e retribuzioni capaci di sostenere una contribuzione adeguata. È questa la strada indicata dal presidente dell’Inps Gabriele Fava per rafforzare il sistema previdenziale e ridurre il rischio che molti Millennial debbano attendere oltre i 70 anni prima di lasciare il lavoro.
Fava ne ha parlato al Meeting di Rimini, affrontando insieme i temi delle Pensioni, dell’occupazione, del contrasto al lavoro nero e dei servizi destinati alle nuove generazioni. Per il presidente dell’Istituto, il punto di partenza resta il mercato del lavoro: senza una maggiore partecipazione, carriere continue, produttività e salari adeguati diventa più difficile garantire solidità previdenziale nel lungo periodo.
Lo scenario di un pensionamento oltre i 70 anni per una parte dei Millennial, generazione che comprende i nati negli anni Ottanta e Novanta, era già stato prospettato dall’Ocse e successivamente richiamato nelle analisi di Inps e Istat. Secondo Fava, intervenire soltanto sulle regole pensionistiche non basta: occorre prima creare le condizioni perché più persone lavorino e accumulino contributi con continuità.
Nel suo intervento il presidente dell’Inps ha fatto anche il punto sul progetto dedicato ai più giovani. A dodici mesi dall’avvio, il Portale Giovani ha totalizzato 3,3 milioni di visite e 2,8 milioni di visitatori unici. Di questi, 1,7 milioni hanno utilizzato l’app Inps Mobile. L’iniziativa è rivolta alla fascia di età compresa tra 18 e 34 anni.
Nello stesso periodo gli under 34 registrati nell’area personale MyInps sono aumentati del 12%. Circa un utente su cinque tra quelli arrivati attraverso la sezione riservata ai giovani ha poi utilizzato almeno un servizio dell’Istituto. Nel complesso, secondo i dati illustrati da Fava, sono circa tre milioni i giovani che fanno abitualmente ricorso ai servizi digitali collegati al progetto.
Il passo successivo, nelle intenzioni dell’Inps, riguarda anche la conoscenza delle regole previdenziali. Fava ha indicato tre direttrici per il rapporto con le nuove generazioni: partnership, piattaforme digitali e maggiore consapevolezza sulla previdenza. L’obiettivo è diffondere queste competenze attraverso scuole, università e strumenti online.
Sul fronte delle possibili modifiche alle pensioni, Fava non è entrato nel merito della proposta del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon per introdurre in manovra una maggiore flessibilità in uscita e consentire, a determinate condizioni, il pensionamento a 64 anni. Il presidente ha ribadito che l’Inps applicherà le decisioni assunte dal legislatore, nel rispetto delle norme che saranno eventualmente approvate.
Più favorevole il giudizio sulla possibilità di costruire un terzo pilastro previdenziale destinato ai giovani. La proposta prevede una forma di risparmio da avviare fin dall’inizio della vita e da alimentare nel tempo, anche con il contributo delle famiglie. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha mostrato apertura all’ipotesi che l’Inps possa avere un ruolo nella gestione del nuovo strumento, qualora arrivasse la necessaria disciplina normativa.
Fava aveva immaginato anche un intervento iniziale dello Stato per alimentare questo salvadanaio previdenziale. Al momento, però, non esiste una stima sull’importo dell’eventuale contributo pubblico. Il presidente dell’Istituto considera ancora prematura qualsiasi quantificazione e ha spiegato che la proposta dovrà essere elaborata prima di definirne caratteristiche e costi.
Un altro capitolo riguarda evasione contributiva e lavoro sommerso. Per Fava serve rafforzare la presenza degli ispettori sul territorio, aumentando uomini e capacità di controllo. Un corpo ispettivo più numeroso, secondo il presidente dell’Inps, permetterebbe di contrastare con maggiore efficacia il lavoro nero e allo stesso tempo tutelare le imprese che rispettano le regole.
L’Istituto sta inoltre puntando sulla tecnologia per rendere più incisivi i controlli documentali. Il nuovo modello prevede un maggiore incrocio tra banche dati, da affiancare alla tradizionale attività ispettiva. L’Inps ha anche rilanciato le verifiche preventive, effettuate prima che emergano formalmente possibili irregolarità.
In questa attività rientrano anche i controlli svolti insieme alla Guardia di finanza e all’Arma dei carabinieri. L’obiettivo indicato da Fava è intervenire in anticipo contro evasione, caporalato, sommerso e altre forme di irregolarità, rafforzando la vigilanza senza concentrare l’azione soltanto dopo l’emersione dei problemi.
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