Federico Moccia e Riccardo Scamarcio, da Tre metri sopra il cielo al giudizio su Mastroianni

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Federico Moccia torna sul successo di Tre metri sopra il cielo e sul rapporto con Riccardo Scamarcio, sostenendo che l’attore debba molto al film che lo lanciò. Lo scrittore ricorda anche i lucchetti di Ponte Milvio e Raffaella Carrà.

Federico Moccia
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A oltre trent’anni dalla nascita di Tre metri sopra il cielo, Federico Moccia ripercorre alcuni dei passaggi che hanno trasformato le sue storie d’amore in un fenomeno popolare. In un’intervista a La Stampa, lo scrittore parla anche di Riccardo Scamarcio, diventato uno dei volti più noti del cinema italiano dopo aver interpretato Step nell’adattamento cinematografico del romanzo.

Moccia racconta di non aver più incontrato personalmente Scamarcio dopo quegli anni, pur avendo continuato a incrociarlo a distanza attraverso dichiarazioni e interviste. Ricorda in particolare una risposta data dall’attore a Belve, dopo una domanda di Francesca Fagnani sul loro rapporto, e una successiva dichiarazione alle Iene nella quale Scamarcio avrebbe riconosciuto il peso decisivo di Tre metri sopra il cielo nella propria carriera. Per lo scrittore, quell’ammissione ha chiuso almeno in parte una questione rimasta aperta a lungo.

Il ricordo del loro primo incontro, però, resta positivo. Moccia racconta che Scamarcio, allora poco più che ventenne, gli disse di riconoscersi nella storia del protagonista e di aver vissuto esperienze simili durante gli anni trascorsi ad Andria. Vedendolo recitare, lo scrittore pensò che potesse conquistare un pubblico molto ampio e arrivò a immaginarlo come un possibile erede di Marcello Mastroianni. Un paragone che oggi ridimensiona, richiamando lo charme, l’ironia, la grazia e l’eleganza che attribuisce al grande attore romano.

Nel racconto di Moccia c’è spazio anche per uno dei simboli più riconoscibili legati ai suoi libri, i lucchetti degli innamorati a Ponte Milvio. Lo scrittore sostiene di averne sistemato personalmente uno, con una catena, sul terzo lampione del ponte alla vigilia dell’uscita di Ho voglia di te. L’intenzione era dare una presenza reale a quel gesto narrato nella storia, nel caso qualche lettore fosse andato a cercarlo. Negli anni successivi i lucchetti si moltiplicarono fino a diventare un fenomeno imitato anche fuori dall’Italia.

Secondo Moccia, il modo in cui gli adolescenti comunicano è cambiato profondamente con l’arrivo dei social network, ma non è scomparsa la ricerca di una relazione capace di farli sentire, come suggerisce il titolo del suo romanzo, “tre metri sopra il cielo”. A suo giudizio, tra i ragazzi continua a essere forte il desiderio di vivere una storia sentimentale importante, anche se strumenti, linguaggi e abitudini sono ormai diversi rispetto agli anni Novanta.

Tra i film romantici che considera più significativi cita Love Story e Pretty Woman. Il primo per l’idea di amore assoluto raccontata dalla vicenda dei protagonisti, il secondo per la dimensione della favola e del riscatto personale. Sono due titoli che Moccia collega alla propria idea di racconto sentimentale, fondata sulla possibilità di vivere un sogno anche partendo da situazioni lontane dall’ideale romantico.

Lo scrittore torna infine ai suoi anni in televisione e al rapporto con Raffaella Carrà. Nel 1991 partecipò come autore a Fantastico, l’edizione condotta su Rai 1 dalla Carrà con Johnny Dorelli e Gianfranco D’Angelo. Moccia descrive quell’esperienza come particolarmente importante e ricorda l’energia della showgirl, che aveva conosciuto già da bambino attraverso i programmi realizzati dal padre, il regista Giuseppe Moccia. Proprio allora, racconta, era rimasto affascinato dal personaggio di Maga Maghella interpretato dalla Carrà.

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