Natalie Harp e le lettere a Donald Trump, nuovi dubbi sul ruolo alla Casa Bianca
Natalie Harp, stretta collaboratrice di Donald Trump, torna sotto esame dopo la pubblicazione di lettere personali scritte nel 2023. Le rivelazioni riaccendono i dubbi sul suo peso alla Casa Bianca e sul ritardo nell'ottenere il nulla osta.
Due lettere scritte da Natalie Harp a Donald Trump nel 2023 riportano l’attenzione sulla figura di una delle collaboratrici più vicine al presidente degli Stati Uniti. Il Daily Beast ha pubblicato integralmente le missive, nelle quali l’assistente utilizza toni fortemente personali e manifesta una profonda devozione nei confronti di Trump.
In uno dei passaggi Harp scrive al presidente che è «l'unica cosa che conta» per lei e aggiunge di non volerlo «deludere mai». Le lettere risalgono al periodo di un viaggio di Trump in Scozia e Irlanda, quando il tycoon aveva 76 anni e si preparava alla campagna per le presidenziali del 2024.
Harp era entrata nello staff di Trump l’anno precedente. Nei messaggi raccontava di sentirsi «indegna» di lui e manifestava insofferenza verso alcune colleghe che, a suo giudizio, avevano più occasioni per parlargli direttamente. In un altro punto ricordava con nostalgia le telefonate durante le quali i due conversavano «di tutto e di niente», auspicando un rapporto che non fosse limitato alle questioni di lavoro.
La collaboratrice faceva riferimento anche al soprannome di «stampante umana», nato dalla sua abitudine di preparare e consegnare a Trump grandi quantità di documenti, articoli e materiali cartacei. Nel tempo questa funzione l’ha portata a diventare una presenza costante nell’entourage del presidente e un punto di passaggio per numerose comunicazioni dirette a lui.
Le lettere erano già state descritte da Michael Wolff nel libro dedicato alla campagna elettorale del 2024. Secondo il giornalista, le immagini dei testi gli sarebbero state consegnate da persone interne alla campagna dopo che alcuni collaboratori le avevano individuate e fotografate tra i documenti preparati per Trump.
Wolff ha raccontato che la vicinanza tra Harp e il tycoon avrebbe provocato forti tensioni nello staff. Alcuni collaboratori, secondo la sua ricostruzione, erano preoccupati per il tempo trascorso dalla donna accanto a Trump e per l’influenza crescente conquistata pur senza una precedente esperienza politica di primo piano. Il giornalista ha definito incompatibile con un normale rapporto professionale il tono delle lettere.
Quelle tensioni non hanno fermato la carriera di Harp. Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, la collaboratrice ha assunto gli incarichi di assistente speciale e assistente esecutiva del presidente. I dati ufficiali sul personale della Casa Bianca indicano per lei uno stipendio annuo di 150 mila dollari.
Il ruolo le garantisce un accesso particolarmente stretto a Trump. Harp lo accompagna durante numerosi impegni, gestisce parte del materiale che arriva sulla sua scrivania e può fare da tramite per persone che cercano un contatto con il presidente. Proprio questa posizione ha alimentato ulteriori interrogativi dopo la notizia secondo cui avrebbe lavorato per oltre un anno senza completare la procedura ordinaria per ottenere l’autorizzazione di sicurezza.
La ricostruzione sostiene che Harp avrebbe inizialmente evitato di presentare la documentazione necessaria, per motivi che non sono stati chiariti. La procedura sarebbe stata completata soltanto dopo l’intervento dell’ufficio legale della Casa Bianca e il coinvolgimento diretto di Trump. La collaboratrice ha poi ottenuto il nulla osta richiesto per l’accesso a materiale riservato.
La vicenda ha provocato critiche per il livello di accesso di Harp al presidente durante il periodo precedente all’autorizzazione. Norm Eisen, già responsabile delle questioni etiche alla Casa Bianca, ha definito sorprendente che una persona potenzialmente vicina a informazioni molto sensibili potesse rimanere così a lungo senza il necessario controllo di sicurezza.
Anche David Axelrod, già stratega di Barack Obama, ha giudicato estremamente grave l’eventualità che una delle persone quotidianamente più vicine al presidente non avesse completato la procedura e avesse rinviato l’avvio delle verifiche.
La Casa Bianca ha respinto le critiche. La portavoce uscente Karoline Leavitt ha dichiarato che Natalie Harp dispone dell’autorizzazione di sicurezza e l’ha descritta come una collaboratrice leale e impegnata del team presidenziale. La risposta non ha chiarito, però, i motivi del ritardo con cui sarebbe stata completata la procedura.
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