Sport e cuore, lo studio cambia le regole: per ridurre il rischio servono 600 minuti a settimana

Lo studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine indica che per ridurre davvero il rischio cardiovascolare servono oltre 9 ore di attività fisica a settimana. I ricercatori hanno analizzato più di 17 mila adulti seguiti per quasi 8 anni.

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Le attuali raccomandazioni sull’attività fisica potrebbero non bastare per garantire una protezione significativa contro infarti e ictus. Secondo una ricerca pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, gli adulti dovrebbero praticare tra 560 e 610 minuti di esercizio moderato o intenso ogni settimana per ottenere una riduzione marcata del rischio cardiovascolare.

Il dato emerso dalla ricerca supera di tre o quattro volte le linee guida oggi adottate in molti Paesi, che consigliano almeno 150 minuti settimanali di attività come corsa, camminata veloce o bicicletta. Con quella soglia minima, gli studiosi hanno registrato solo un calo limitato del rischio cardiovascolare, compreso tra l’8% e il 9%.

La ricerca è stata condotta dagli esperti dell’università Politecnica di Macao utilizzando i dati di 17.088 partecipanti coinvolti nel progetto Uk Biobank tra il 2013 e il 2015. L’età media era di 57 anni e oltre la metà dei partecipanti erano donne. Tutti hanno indossato per una settimana un dispositivo da polso per monitorare i livelli di attività fisica quotidiana.

Oltre all’esercizio svolto, i ricercatori hanno analizzato diversi parametri legati alla salute, tra cui alimentazione, pressione sanguigna, fumo, consumo di alcol e indice di massa corporea. I partecipanti hanno inoltre eseguito un test sotto sforzo in bicicletta per stimare il VO2 max, parametro che misura la capacità di cuore, polmoni e muscoli di utilizzare ossigeno durante l’attività fisica intensa.

Durante il periodo medio di osservazione, durato quasi otto anni, sono stati registrati 1.233 eventi cardiovascolari. Tra questi figurano 874 casi di fibrillazione atriale, 156 infarti, 111 episodi di insufficienza cardiaca e 92 ictus.

Dall’analisi è emerso che chi aveva una forma fisica più bassa doveva allenarsi più a lungo rispetto alle persone già allenate per ottenere gli stessi benefici. Per esempio, per ridurre del 20% il rischio cardiovascolare servivano circa 370 minuti di attività moderata o intensa nelle persone meno allenate, contro i 340 minuti richiesti nei soggetti più in forma.

Secondo gli autori dello studio, i futuri consigli medici potrebbero quindi diventare più personalizzati, tenendo conto della condizione fisica individuale anziché indicare un unico obiettivo valido per tutti.

I ricercatori hanno comunque precisato che si tratta di uno studio osservazionale e che quindi non è possibile dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto. Hanno inoltre evidenziato alcuni limiti dell’analisi, tra cui la mancata valutazione del tempo trascorso sedentari e dell’attività fisica leggera.

Nonostante questo, lo studio conferma che l’esercizio fisico resta uno degli strumenti più efficaci per proteggere il sistema cardiovascolare. Gli esperti ritengono però che i 150 minuti consigliati oggi rappresentino soprattutto una soglia minima di sicurezza, mentre benefici più consistenti richiederebbero volumi di allenamento molto più elevati.

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