Verme del Nuovo Mondo in Messico, aumentano i casi umani e si registrano sei morti
In Messico aumentano i casi umani di miasi da mosca del verme del Nuovo Mondo, parassita che si nutre di tessuti vivi. Uno studio su 204 casi confermati tra aprile 2025 e marzo 2026 registra sei morti, una attribuita direttamente all’infestazione.
La mosca del verme del Nuovo Mondo è tornata a colpire anche l’uomo in Messico dopo anni di assenza. La sua forma larvale provoca una miasi particolarmente aggressiva, perché le larve penetrano nelle ferite e si alimentano di tessuti vivi. Una ricerca basata sulla sorveglianza sanitaria messicana ha esaminato 204 casi confermati tra il 13 aprile 2025 e il 14 marzo 2026, documentando sei decessi. In uno di questi la miasi è stata indicata direttamente come causa della morte.
Il parassita è la larva della mosca Cochliomyia hominivorax. Le femmine adulte vengono attirate da ferite aperte, tessuti infiammati, mucose e aperture naturali del corpo come naso, bocca, occhi e orecchie. Una volta deposte le uova, la schiusa può avvenire nel giro di 12-24 ore. Le larve iniziano quindi a penetrare nella parte colpita e a nutrirsi del tessuto dell'ospite.
Le conseguenze possono essere gravi se l'infestazione non viene riconosciuta rapidamente. Le lesioni possono allargarsi nel giro di pochi giorni, diventare profonde e coinvolgere muscoli, cartilagini e altre strutture. Alle ferite possono inoltre aggiungersi infezioni batteriche, con il rischio di complicazioni sistemiche nei pazienti più fragili.
La malattia interessa soprattutto gli animali a sangue caldo e rappresenta una minaccia rilevante per allevamenti, animali domestici e fauna selvatica. I casi umani costituiscono una quota più limitata delle infestazioni complessive, ma possono richiedere la rimozione delle larve, la pulizia della lesione e il trattamento delle eventuali infezioni associate.
Il Messico era stato dichiarato libero dal parassita nel 2003, al termine di una lunga campagna di eradicazione condotta anche attraverso il rilascio su larga scala di maschi sterilizzati. La tecnica sfrutta una caratteristica biologica della specie, perché le femmine normalmente si accoppiano una sola volta. Gli accoppiamenti con maschi sterili riducono così la capacità della popolazione di riprodursi.
Dopo l'eliminazione del parassita da vaste aree del Nord e Centro America, una barriera biologica era stata mantenuta nell'area del Darién, a Panama, per ostacolarne la risalita dalle zone endemiche del Sud America. La nuova diffusione iniziata negli ultimi anni ha però riportato la mosca verso nord e il Messico ha ricominciato a segnalare infestazioni negli animali nel 2024 e nell'uomo dal 2025.
Lo studio pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases ha ricostruito l'andamento dei casi umani attraverso i dati del sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica messicano. Dei 204 episodi confermati nel periodo analizzato, 202 contenevano informazioni sufficienti per una valutazione dettagliata delle caratteristiche cliniche e demografiche.
La velocità delle segnalazioni è cresciuta nel tempo. Nel periodo osservato del 2025 sono stati registrati 111 casi, pari in media a circa tre conferme alla settimana. Nelle prime dieci settimane epidemiologiche del 2026 i casi sono stati 91, con una media salita a 9,1 alla settimana.
La diffusione ha interessato soprattutto il sud del Paese. Il Chiapas ha concentrato 119 dei 204 casi riportati nei riepiloghi ufficiali, pari al 58,3%. Seguono Yucatán con 23 casi, Oaxaca con 16 e Quintana Roo con 12. Entro marzo 2026 erano coinvolti 12 dei 32 Stati messicani.
Tra i 202 pazienti analizzati nel dettaglio, 145 erano uomini, pari al 71,8%, mentre 57 erano donne. L'età variava da 12 a 93 anni e la media era di 61,1 anni. Gli autori non hanno potuto stabilire con certezza perché gli uomini risultassero più rappresentati, ma tra le possibili spiegazioni rientrano una maggiore esposizione professionale o all'aperto, il contatto con animali e la presenza di ferite non curate tempestivamente.
La maggior parte dei pazienti presentava inoltre almeno una condizione associata. Il 76,7% dei casi aveva una o più patologie o situazioni concomitanti. Tra quelle riportate più spesso figuravano diabete, abuso di alcol, ipertensione, tumori e problemi della pelle con ulcerazioni.
Le gambe e i piedi sono risultate le aree più frequentemente interessate, con il 55% dei casi. Le infestazioni sono state osservate anche a livello del collo, del naso, della bocca, degli occhi e della testa. In numeri più bassi sono state segnalate lesioni agli arti superiori, al tronco, alle orecchie, ai genitali e alla cavità addominale.
Nel periodo studiato sono morti sei pazienti con miasi confermata. Soltanto per uno di loro l'infestazione da verme del Nuovo Mondo risultava indicata come causa diretta del decesso. Negli altri cinque casi erano state registrate come cause carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare, encefalite, insufficienza respiratoria e shock settico. I dati disponibili non consentono di stabilire quanto la presenza delle larve abbia contribuito al peggioramento delle loro condizioni.
L'età media dei sei pazienti deceduti era di 79,5 anni. Quattro morti sono state registrate in Chiapas, una nello Yucatán e una a Campeche. La distribuzione territoriale dei casi umani segue in larga misura le zone in cui il parassita è stato individuato anche negli animali.
La presenza della mosca continua intanto a essere sorvegliata lungo la sua avanzata verso nord. Negli Stati Uniti il primo caso animale collegato all'attuale diffusione è stato confermato in Texas il 3 giugno 2026. Alla fine di luglio risultavano decine di infestazioni animali acquisite nel Paese, mentre non erano stati segnalati casi umani contratti localmente.
Per limitare nuove infestazioni, le autorità sanitarie e veterinarie puntano sulla diagnosi rapida, sul controllo degli spostamenti degli animali, sulla sorveglianza delle aree colpite e sulle misure per ridurre la popolazione della mosca. La tempestività è decisiva anche per le persone, perché individuare e trattare rapidamente una lesione infestata può evitare danni estesi ai tessuti e complicazioni più gravi.
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