Bordighera, il padre di Beatrice scrive dal carcere e chiede l'affido delle altre figlie
Il padre di Beatrice, la bambina di due anni trovata morta a Bordighera, affida dal carcere una lettera di dolore e chiede giustizia. Per le altre due figlie domanda che possano restare in famiglia, affidate alla zia paterna.
Dal carcere, il padre di Beatrice ha affidato al proprio avvocato una lettera dedicata alla bambina di due anni trovata morta il 9 febbraio 2026 nella casa in cui viveva a Montenero, sulle alture di Bordighera. Nel testo l’uomo esprime il dolore per la perdita della figlia e chiede che le altre due bambine possano continuare a crescere vicino ai familiari.
La lettera è stata letta in televisione dall’avvocato Fabio Scaffidi Fonti, legale dell’uomo, detenuto per reati che non hanno legami con la morte della piccola. Il padre descrive tutto ciò che non potrà più condividere con Beatrice, dagli anni della scuola alle scelte da adulta, fino alle gioie e alle difficoltà della vita quotidiana.
«Non potrò più riabbracciarla e vederla crescere», scrive l’uomo, spiegando di sentirsi privato del futuro che immaginava per la figlia. Nelle stesse righe afferma di voler rimanere un punto di riferimento per le altre due bambine e di voler offrire loro anche l’affetto e le attenzioni che non potrà più dare a Beatrice.
Il padre chiede inoltre che venga fatta giustizia in tempi rapidi e rivolge un appello alle autorità chiamate a decidere sulla sistemazione delle sorelle. La sua richiesta è che le minori possano tornare a una vita serena all’interno della famiglia, possibilmente affidate alla zia paterna Sonia.
L’avvocato Scaffidi Fonti ha sostenuto la stessa soluzione, precisando che l’eventuale affidamento dovrà avvenire in un ambiente ritenuto adeguato alle esigenze delle bambine. Il legale ha descritto la zia come una madre affidabile, priva di precedenti giudiziari e disponibile ad assumersi la responsabilità della loro crescita.
Beatrice era stata trovata senza vita nell’abitazione della madre. La donna e il compagno si trovano in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della bambina e sono accusati di maltrattamenti aggravati dall’evento mortale. Le responsabilità dovranno essere accertate nel procedimento giudiziario.
La zia paterna ha già presentato una richiesta per ottenere l’affidamento delle due sorelle. La decisione spetta ora alle autorità competenti, che dovranno valutare le condizioni familiari e individuare la soluzione più adatta alla tutela e alla stabilità delle minori.
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