Ceuta, 48.300 migranti rientrano in Marocco dopo una notte senza cibo né riparo
A Ceuta migliaia di migranti hanno lasciato la città e sono rientrati in Marocco dopo una notte senza riparo né cibo. Le autorità spagnole riferiscono che 48.300 persone su circa 50.000 hanno già attraversato il confine in senso inverso.
Migliaia di migranti hanno lasciato Ceuta venerdì 31 luglio e sono tornati in Marocco, dopo aver trascorso la notte all’aperto senza trovare un alloggio, cibo o assistenza sufficiente. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno spagnolo, 48.300 delle circa 50.000 persone entrate nell’enclave nelle ore precedenti hanno già attraversato il confine in direzione opposta.
Il rientro si è concentrato lungo il valico del Tarajal e il frangiflutti che separa il territorio spagnolo dalla costa marocchina. Militari e agenti della Guardia Civil hanno controllato il passaggio, indicando ai migranti i percorsi utilizzabili per raggiungere il Marocco via terra o attraverso l’acqua.
La decisione di tornare indietro è maturata dopo una notte trascorsa nei parchi, sulle alture intorno alla città, davanti ai parcheggi pubblici e ai piedi dei monumenti. Tra le persone accampate nelle strade c’erano giovani, donne e famiglie con bambini, molti dei quali provati dalla fame, dalla sete e dalla mancanza di riposo.
Venerdì mattina gran parte delle attività commerciali di Ceuta è rimasta chiusa. Mercati, bar, negozi e distributori di carburante hanno abbassato le saracinesche, rendendo difficile acquistare generi alimentari e beni essenziali. Per numerosi migranti, già privi di denaro e di un luogo dove dormire, la situazione ha reso impossibile restare in città.
Alcuni giovani hanno raccontato di essere stati respinti dai locali e di avere subito aggressioni durante la notte. Secondo le loro testimonianze, in diversi quartieri gruppi di residenti avrebbero lanciato pietre e mostrato armi per costringerli ad allontanarsi. Le autorità non hanno diffuso un bilancio ufficiale degli episodi denunciati.
Tra chi ha scelto di rientrare c’è Alì, 22 anni, arrivato a Ceuta a nuoto nel pomeriggio di giovedì. Il giovane ha riferito di essersi nascosto sulle alture per evitare le violenze e di non essere riuscito a procurarsi da mangiare. Come molti altri, ha raggiunto il confine portando con sé soltanto pochi effetti personali in un sacchetto di plastica.
Le immagini di venerdì hanno mostrato una città molto diversa rispetto alle ore dell’ingresso di massa. All’arrivo, numerosi migranti avevano festeggiato nelle strade dopo avere raggiunto il territorio spagnolo. Il giorno successivo, invece, lunghe file di persone stanche e silenziose si sono dirette verso il Marocco.
La crisi ha coinvolto anche il centro cittadino, dove manifestanti con bandiere spagnole hanno atteso l’arrivo del presidente del governo Pedro Sánchez. Alcune persone si sono staccate dal gruppo e hanno inseguito giovani migranti scalzi lungo le strade, mentre le forze di sicurezza presidiavano i punti più sensibili.
Ceuta, città spagnola di circa 84.000 abitanti sulla costa nordafricana, ha visto arrivare in circa 24 ore un numero di persone pari a oltre metà della propria popolazione. L’afflusso ha messo sotto pressione servizi, sicurezza e strutture di accoglienza, trasformando parchi e spazi pubblici in dormitori improvvisati.
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