Don Patriciello perdona Adriano Cappellari, indagato per le finte minacce di morte

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Don Maurizio Patriciello perdona Adriano Cappellari, il giovane cronista indagato a Vicenza per aver simulato minacce e attentati legati ai suoi articoli su Caivano, e lo invita a dire la verità, assumersi le responsabilità e ricominciare.

Vicenza
Don Patriciello perdona Adriano Cappellari, indagato per le finte minacce di morte
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Don Maurizio Patriciello ha rivolto un messaggio di perdono ad Adriano Cappellari, il giovane cronista veneto indagato dalla Procura di Vicenza per simulazione di reato. Secondo l’accusa, il giornalista avrebbe organizzato alcune delle intimidazioni delle quali si era dichiarato vittima, ottenendo anche l’assegnazione di una scorta.

Il parroco del Parco Verde di Caivano ha invitato Cappellari a non arrendersi e ad affrontare le eventuali responsabilità. «Sei tanto giovane, non lasciarti andare, ma chiedi perdono e rialzati», ha scritto il sacerdote, aggiungendo di averlo già perdonato e di essere disponibile ad ascoltarlo.

I due si erano conosciuti durante un incontro pubblico a Enego, in provincia di Vicenza, organizzato dal parroco don Federico Meneghel. Patriciello ha ricordato Cappellari come un ragazzo educato, preparato e dal volto rassicurante, interessato alle vicende di Caivano e all’attività del sacerdote.

Nei mesi successivi erano arrivati diversi episodi allarmanti. Una lettera anonima recapitata alla parrocchia minacciava di morte don Patriciello, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e lo stesso Cappellari. Il sacerdote aveva presentato denuncia, mentre un messaggio simile sarebbe stato ricevuto in precedenza anche dal cronista.

A maggio, inoltre, un ordigno era esploso nei pressi dell’abitazione del giornalista, facendo scattare le indagini e rafforzando l’ipotesi che il giovane fosse bersaglio di una serie di intimidazioni. Patriciello aveva espresso solidarietà nei suoi confronti e condannato gli autori anonimi delle minacce.

La successiva svolta investigativa ha provocato sorpresa e amarezza nel parroco. Gli accertamenti condotti dai carabinieri di Bassano del Grappa e coordinati dalla Procura di Vicenza hanno portato all’iscrizione di Cappellari nel registro degli indagati. Per gli inquirenti, gli episodi contestati potrebbero essere stati costruiti dallo stesso cronista.

Don Patriciello ha precisato che non avrebbe mai immaginato un simile sviluppo, ma ha evitato toni di condanna. Ha ringraziato le forze dell’ordine e la magistratura per il lavoro svolto, ribadendo però che ogni responsabilità dovrà essere accertata nel corso dell’inchiesta.

Nel suo messaggio, il sacerdote si è rivolto direttamente al giovane. Qualora le accuse fossero confermate, lo ha invitato a collaborare con la giustizia, raccontare la verità e chiedere scusa alle persone e alle istituzioni coinvolte, dai familiari alla comunità di Enego, fino alle forze dell’ordine, alla Procura, a Giorgia Meloni e allo stesso parroco.

«Rialzati. Ricomincia a vivere», è l’esortazione finale di don Patriciello, che ha descritto la menzogna come una trappola capace di trascinare chi la alimenta in una condizione sempre più difficile. Al cronista ha augurato di affrontare quanto accaduto e di costruire un nuovo percorso fondato sulla verità.

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