Chicxulub, la polvere dell'asteroide avrebbe carbonizzato i dinosauri in poche ore
Un nuovo studio sull’impatto di Chicxulub indica che polveri rocciose finissime avrebbero intrappolato il calore nell’atmosfera, esponendo dinosauri e altri organismi a radiazioni letali e favorendo incendi globali entro poche ore.
L’asteroide caduto 66 milioni di anni fa nella penisola messicana dello Yucatán avrebbe sollevato una nube di polvere capace di trattenere nell’atmosfera un’enorme quantità di calore. Secondo un nuovo studio, questo fenomeno avrebbe investito dinosauri e altri organismi rimasti allo scoperto con radiazioni termiche letali, provocando ustioni, colpi di calore e incendi su scala globale nelle prime ore dopo l’impatto.
La ricerca, pubblicata sul Journal of Geophysical Research: Biogeosciences, ricostruisce le conseguenze immediate della collisione avvenuta nell’area di Chicxulub. L’evento segnò il confine tra Cretaceo e Paleogene e contribuì alla scomparsa di circa tre quarti delle specie vegetali e animali presenti sulla Terra, compresi i dinosauri non aviani.
Gli studiosi hanno combinato simulazioni dell’impatto e osservazioni geologiche, concentrandosi sui materiali espulsi dal cratere. La collisione vaporizzò grandi quantità di roccia e proiettò detriti nell’alta atmosfera. Una parte del vapore si raffreddò formando minuscole gocce rocciose, chiamate sferule, che tornarono verso il suolo a velocità elevata.
Il passaggio delle sferule attraverso l’atmosfera generò un intenso impulso di calore. In passato, però, diversi modelli avevano indicato che questa energia non sarebbe stata sufficiente a incendiare direttamente la vegetazione o a uccidere rapidamente gli animali distribuiti sull’intero pianeta.
Il nuovo lavoro introduce un elemento aggiuntivo: uno strato di polvere estremamente fine, osservato nei depositi successivi all’impatto. Secondo Brandon Johnson, planetologo della Purdue University e autore principale dello studio, queste particelle potrebbero essersi formate dal vapore roccioso rimasto dopo la produzione delle sferule.
Inserendo la polvere nei modelli, i ricercatori hanno calcolato che la nube avrebbe agito come una barriera, rallentando la dispersione del calore verso lo spazio. Gli organismi esposti in superficie avrebbero così ricevuto una quantità di radiazione termica pari a circa 17 volte la dose letale per un essere umano.
Una simile esposizione avrebbe potuto bruciare la pelle anche degli animali più robusti e provocare rapidamente ipertermia. Il calore, pur non raggiungendo sempre livelli sufficienti ad accendere direttamente il legno, avrebbe potuto incendiare materiali più vulnerabili come erba secca, licheni e aghi di pino, alimentando vasti roghi.
Gli animali rifugiati nelle tane, sott’acqua o in altri ripari naturali avrebbero avuto maggiori possibilità di superare la prima fase della catastrofe. Per molte specie rimaste all’aperto, invece, le ore successive alla collisione potrebbero essere state fatali.
Le conseguenze non si sarebbero esaurite con l’ondata di calore. Le particelle studiate avevano un diametro di circa 2,5 micrometri, dimensioni paragonabili a quelle presenti nel fumo degli incendi. Una volta inalate, avrebbero potuto penetrare in profondità nei polmoni e raggiungere il sistema circolatorio, causando danni duraturi agli organismi sopravvissuti.
La stessa nube avrebbe poi oscurato la luce solare per anni, forse più a lungo, riducendo le temperature e ostacolando la fotosintesi. Il conseguente inverno globale avrebbe compromesso la vegetazione, alterato le catene alimentari e lasciato senza cibo molti animali scampati agli effetti immediati dell’impatto.
I risultati rafforzano l’ipotesi che la collisione di Chicxulub abbia avuto un ruolo decisivo nell’estinzione di massa, rispetto alle teorie che attribuiscono la causa principale all’attività vulcanica. Il quadro delineato comprende una prima fase di calore estremo e incendi, seguita dall’oscuramento dell’atmosfera, dal raffreddamento del clima e dal crollo delle risorse alimentari.
L’origine extraterrestre dell’estinzione fu proposta nel 1980 dal fisico Luis Alvarez e dal geologo Walter Alvarez, dopo la scoperta di elevate concentrazioni di iridio negli strati geologici risalenti al passaggio tra Cretaceo e Paleogene. Il metallo è raro nella crosta terrestre ma più comune negli asteroidi.
Il cratere di Chicxulub, individuato nello Yucatán, è considerato il luogo della collisione. L’asteroide aveva un diametro stimato di circa dieci chilometri e liberò un’energia enorme, provocando onde d’urto, terremoti, tsunami e l’espulsione nell’atmosfera di rocce vaporizzate, polveri e composti contenenti zolfo.
Scientists Finally Solved the Mystery Of The Missing Chicxulub Meteor

Notizie correlate
Brindisi, muoiono a poche ore di distanza marito e moglie: indaga la procura A Brindisi una donna muore dopo il marito mentre si reca all’obitorio, colpita da un malore poco dopo il decesso dell’uomo.
Bimba morta a Bordighera, la madre avrebbe viaggiato con il corpo per ore La piccola Beatrice sarebbe morta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio.