Ricina a Pietracatella, il 30 luglio gli esperti tedeschi cercano tracce nella casa
Gli specialisti tedeschi entreranno il 30 luglio nella casa di Pietracatella dove Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita furono avvelenate con la ricina. Cercheranno tracce su arredi e vestiti per chiarire come il veleno sia stato assunto.
Un solo sopralluogo, fissato per la mattina di giovedì 30 luglio, dovrà fornire nuovi elementi sull’avvelenamento da ricina che ha causato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Gli specialisti arrivati dalla Germania lavoreranno nell’abitazione di Pietracatella insieme alla polizia scientifica italiana.
La squadra cercherà eventuali residui della sostanza tossica su superfici, mobili, oggetti domestici e indumenti. Si tratta di accertamenti delicati, che richiedono procedure rigorose per evitare contaminazioni e preservare ogni possibile traccia.
Per questa ragione, indagati, familiari delle vittime, consulenti tecnici e difensori non potranno entrare nell’edificio durante le operazioni. La Procura di Larino ha previsto che le parti assistano alle attività da remoto, senza interferire con il lavoro degli esperti.
Al termine dell’ispezione è previsto un incontro negli uffici della Procura, dove saranno esaminati i risultati del sopralluogo e valutata la necessità di ulteriori verifiche. Il nuovo accesso completa una fase di indagini scientifiche condotte anche nei laboratori del Robert Koch Institut di Berlino.
I dati raccolti nella casa saranno confrontati con gli esiti delle analisi effettuate sui campioni biologici delle vittime, sui circa settanta reperti alimentari sequestrati e sugli altri materiali acquisiti dalla Squadra mobile nel corso dell’inchiesta.
L’autopsia ha confermato che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono per intossicazione da ricina. Resta ancora da stabilire attraverso quale alimento o sostanza il veleno sia stato ingerito e in quale momento sia avvenuta la somministrazione.
Gli investigatori devono inoltre chiarire se la ricina sia stata introdotta nell’abitazione da una persona esterna oppure se l’avvelenamento sia maturato all’interno dell’ambiente familiare. Le tracce cercate durante il sopralluogo potrebbero aiutare a ricostruire il percorso della sostanza e le modalità con cui raggiunse le due vittime.
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