Obesità negli adolescenti, la prima linea guida italiana introduce farmaci e chirurgia
L’Istituto superiore di sanità pubblica la prima linea guida italiana per curare sovrappeso e obesità negli adolescenti resistenti agli interventi sullo stile di vita, con percorsi personalizzati, farmaci e chirurgia quando necessari.
L’obesità adolescenziale deve essere trattata come una malattia cronica complessa e non come la semplice conseguenza di un’alimentazione scorretta o della scarsa attività fisica. È il principio alla base della prima linea guida italiana dedicata alla cura del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale nei ragazzi tra 12 e 18 anni, pubblicata nel Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità.
Il documento indica un percorso terapeutico costruito sulle condizioni del singolo paziente. Alimentazione equilibrata, movimento e sostegno psicologico restano i primi strumenti, ma nei casi in cui non producano risultati sufficienti possono essere affiancati da farmaci specifici e, quando esistono precise indicazioni cliniche, dalla chirurgia bariatrica.
L’obiettivo è superare l’idea che l’eccesso di peso dipenda soltanto dalle scelte individuali. Alla sua origine possono contribuire predisposizione genetica, metabolismo, ambiente familiare e sociale, condizioni psicologiche e disponibilità di cibi ad alta densità calorica. Bevande zuccherate, alimenti ultra-processati, sedentarietà e riduzione dell’attività fisica favoriscono inoltre un ambiente che facilita l’aumento di peso.
Marco Cappa, endocrinologo dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e coordinatore del gruppo di lavoro, chiarisce che il cambiamento principale consiste nel riconoscere l’obesità come una patologia progressiva e soggetta a ricadute. Per questo la gestione deve coinvolgere più professionisti, tra cui pediatri, endocrinologi, nutrizionisti, psicologi e chirurghi, evitando interventi identici per tutti.
La presa in carico precoce serve anche a ridurre il rischio di complicanze. L’obesità può favorire diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, alterazioni dei grassi nel sangue, problemi articolari e steatosi epatica. Può incidere anche sulla salute mentale, sulle relazioni sociali e sulla qualità della vita, soprattutto quando il ragazzo subisce discriminazioni o viene considerato responsabile della propria condizione.
I dati europei confermano la diffusione del problema. La rilevazione 2022-2024 della Childhood Obesity Surveillance Initiative dell’Organizzazione mondiale della sanità ha esaminato circa 470 mila bambini tra 6 e 9 anni in 37 Paesi. Un bambino su quattro tra 7 e 9 anni convive con sovrappeso, obesità compresa, mentre l’11% presenta obesità. Tra gli adolescenti europei, circa uno su quattro è in sovrappeso.
La linea guida è stata promossa dall’Associazione medici endocrinologi con la partecipazione delle principali società scientifiche italiane impegnate nella cura dell’obesità giovanile e di rappresentanti dei pazienti. La valutazione delle prove scientifiche è stata affidata all’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, mentre l’analisi economica e dell’impatto sul servizio sanitario è stata curata dall’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica.
Secondo Irene Samperi, componente della Commissione linee guida dell’associazione, indicazioni nazionali condivise possono aiutare i medici nelle decisioni quotidiane e ridurre le differenze territoriali nell’accesso alle cure. Il documento rappresenta inoltre un riferimento per la responsabilità professionale sanitaria prevista dalla legge Gelli-Bianco.
Tra gli elementi introdotti compare anche la valutazione degli effetti delle raccomandazioni sulla salute del pianeta. Il gruppo di lavoro ha collegato le scelte sanitarie alla qualità degli ecosistemi, all’inquinamento e ai cambiamenti ambientali, pur precisando che gli studi disponibili su questo rapporto sono ancora limitati.
Per gli specialisti, il passaggio decisivo resta il superamento dello stigma. Un adolescente con obesità non deve essere colpevolizzato, ma sottoposto a diagnosi tempestiva e seguito con cure adeguate. Quando gli interventi sullo stile di vita non bastano, il percorso deve comprendere tutte le opzioni terapeutiche ritenute sicure e appropriate per età, condizioni cliniche e gravità della malattia.
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