Sorbetto alle formiche a Seul, chiesto un anno di carcere per il ristoratore Michelin
Un ristoratore di Seul rischia un anno di carcere per aver servito sorbetto con formiche non autorizzate, usate in oltre 12.200 dessert. Le analisi hanno rilevato metalli pesanti fino a 55 volte sopra i livelli degli insetti ammessi.
La Procura sudcoreana ha chiesto una condanna a un anno di reclusione per il titolare di un ristorante due stelle Michelin di Seul, accusato di aver utilizzato formiche essiccate come ingrediente alimentare senza la necessaria autorizzazione. Per la società che gestisce il locale è stata inoltre proposta una multa di 20 milioni di won, pari a circa 11.700 euro.
Il procedimento riguarda un sorbetto preparato con il sikhye, una tradizionale bevanda coreana a base di riso, e completato con alcune formiche. Secondo gli investigatori, il dessert sarebbe stato servito più di 12.200 volte nell’arco di quattro anni, generando ricavi per circa 120 milioni di won. Le autorità stimano che siano stati impiegati complessivamente circa 49 mila insetti.
Le formiche sarebbero state importate dagli Stati Uniti e dalla Thailandia a partire dal 2021. La normativa della Corea del Sud consente il consumo umano soltanto di dieci specie di insetti espressamente approvate, tra cui cavallette, locuste e alcuni tipi di grilli. Le formiche non rientrano nell’elenco e non possono quindi essere utilizzate nei piatti senza uno specifico via libera sanitario.
L’indagine è partita dopo la pubblicazione online di fotografie e recensioni che mostravano il dessert ricoperto di formiche. Il Ministero sudcoreano per la Sicurezza alimentare e farmaceutica ha avviato gli accertamenti e ha successivamente trasmesso il caso alla Procura.
Le analisi effettuate sugli insetti hanno aggravato la posizione del ristorante. Nei campioni esaminati sarebbero state rilevate concentrazioni di metalli pesanti fino a 55 volte superiori rispetto ai livelli riscontrati negli insetti regolarmente autorizzati per l’alimentazione.
Il proprietario ha ammesso l’impiego delle formiche, ma ha contestato i calcoli dell’accusa. La difesa sostiene che soltanto il 60% dei clienti abbia accettato la guarnizione e che chi la rifiutava potesse scegliere alternative come aceto fermentato o fiori commestibili. L’ingrediente, inoltre, compariva soltanto in una portata del menu degustazione composto da 15 piatti.
Il ristoratore ha richiamato anche l’uso delle formiche in locali di altri Paesi, tra cui Danimarca, Regno Unito e Australia. Nella dichiarazione finale ha comunque riconosciuto la mancata conoscenza delle norme sudcoreane. La sentenza è attesa per il 2 settembre.
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