Mario Adinolfi, la difesa ricorre al Riesame e denuncia una persecuzione giudiziaria

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I legali di Mario Adinolfi hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame contro gli arresti domiciliari. La difesa contesta le accuse di truffa ed evasione fiscale e denuncia una presunta persecuzione giudiziaria e mediatica.

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Gli avvocati di Mario Adinolfi hanno presentato un’istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca degli arresti domiciliari disposti nell’inchiesta romana che vede il giornalista ed ex parlamentare accusato, tra gli altri reati, di truffa ed evasione fiscale.

I difensori Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo sostengono che la misura cautelare debba essere rivalutata anche alla luce del comportamento tenuto da Adinolfi durante l’interrogatorio di garanzia. L’indagato, spiegano, ha risposto alle domande della giudice per le indagini preliminari e del pubblico ministero senza avvalersi della facoltà di non rispondere.

La vicenda riguarda la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, attraverso la quale sarebbero state raccolte somme di denaro da privati per finanziare attività legate alle scommesse. Secondo l’accusa, il sistema avrebbe movimentato quasi cinque milioni di euro. La difesa contesta questa ricostruzione e afferma che i versamenti erano effettuati tramite bonifici tracciabili sui conti di Adinolfi.

Gli avvocati aggiungono che una parte consistente del denaro sarebbe stata restituita agli aderenti utilizzando gli stessi rapporti bancari. A loro giudizio, questo elemento sarebbe incompatibile con l’ipotesi di un’attività fraudolenta nascosta e dimostrerebbe la trasparenza delle operazioni.

De Luca e Di Lorenzo richiamano inoltre due precedenti denunce presentate in procure diverse, per le quali i pubblici ministeri avrebbero chiesto l’archiviazione. La posizione difensiva resta quella della completa estraneità di Adinolfi ai fatti contestati.

Nella nota diffusa dopo il deposito dell’istanza, i legali collegano l’avvio dell’attuale offensiva giudiziaria e mediatica anche all’attività politica del loro assistito. Citano in particolare la candidatura alle elezioni suppletive della Camera del 22 e 23 marzo e le iniziative pubbliche con cui Adinolfi avrebbe denunciato vicende considerate scomode.

La difesa parla apertamente di una presunta persecuzione e contesta la diffusione sui giornali di documenti che sarebbero stati ancora coperti dal segreto o non disponibili agli stessi avvocati. Viene criticata anche la pubblicazione di elenchi relativi a beni di lusso che, secondo i legali, Adinolfi non avrebbe mai posseduto.

Gli avvocati respingono infine le ricostruzioni che coinvolgono la madre ottantenne del giornalista e contestano le limitazioni imposte con gli arresti domiciliari, compreso il divieto di comunicare liberamente e di utilizzare la posta elettronica.

Il Tribunale del Riesame dovrà ora esaminare gli atti e decidere se confermare, modificare o annullare la misura cautelare. Adinolfi resta indagato e, come previsto dalla legge, è da considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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