Stretto di Hormuz, gli Usa ripristinano il blocco navale e colpiscono obiettivi iraniani

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Gli Stati Uniti hanno riattivato il blocco navale contro le navi dirette ai porti iraniani e avviato nuovi raid nello Stretto di Hormuz, mentre Teheran considera decaduta l’intesa in 14 punti firmata a Islamabad e respinge nuovi obblighi.

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Gli Stati Uniti hanno ripristinato il blocco navale contro le imbarcazioni commerciali dirette verso i porti iraniani o provenienti dalle coste dell’Iran. La misura è entrata in vigore martedì alle 16 sulla costa orientale americana, le 22 in Italia, e limita l’accesso marittimo di Teheran attraverso lo Stretto di Hormuz.

Poco prima dell’avvio dell’operazione, il Comando centrale statunitense ha annunciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani nella stessa area. Le operazioni militari sono state avviate mentre le forze americane completavano il dispiegamento necessario a controllare le rotte verso i porti e le zone costiere dell’Iran.

Il blocco era stato annunciato dal presidente Donald Trump, che ha attribuito agli Stati Uniti il compito di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto. Il passaggio collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è una delle rotte più rilevanti al mondo per il trasporto di petrolio, gas e altre merci.

Washington aveva già applicato una misura analoga per circa due mesi, tra aprile e giugno, con operazioni estese dal Medio Oriente all’Oceano Indiano. La nuova disposizione riguarda le navi legate ai porti iraniani, mentre il traffico commerciale non collegato all’Iran dovrebbe continuare a transitare.

Trump aveva inizialmente proposto di chiedere agli operatori una somma pari al 20% del valore dei carichi trasportati nello Stretto, presentandola come un rimborso per la protezione assicurata dagli Stati Uniti. Il presidente ha però abbandonato il progetto dopo colloqui con i Paesi arabi del Golfo, sostenendo che saranno conclusi accordi commerciali e investimenti negli Stati Uniti.

La ripresa del blocco e dei raid mette in discussione l’intesa in 14 punti raggiunta il mese scorso tra Washington e Teheran. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che l’Iran non si considera più vincolato agli impegni previsti dal memorandum di Islamabad.

Secondo il rappresentante iraniano, il ripristino delle operazioni militari americane avrebbe fatto venir meno il principio centrale dell’accordo, che prevedeva la cessazione immediata e permanente delle ostilità contro l’Iran e sugli altri fronti regionali, compreso il Libano.

Gharibabadi ha sostenuto che, nelle condizioni attuali, nessun obbligo contenuto nel memorandum possa essere considerato ancora valido per le due parti. Tra gli impegni contestati rientra anche la riapertura dello Stretto di Hormuz al normale traffico commerciale.

Il viceministro ha inoltre escluso che un aumento della pressione militare possa spingere Teheran a chiedere nuovi negoziati. La posizione iraniana accresce il rischio di ulteriori tensioni lungo una rotta decisiva per gli approvvigionamenti energetici e per gli scambi commerciali internazionali.

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