Usa Iran: tensione nello Stretto di Hormuz tra blocco navale e negoziati

Donald Trump intensifica il confronto con l’Iran nello Stretto di Hormuz imponendo un blocco navale per fermare l’export energetico, mentre il dialogo resta aperto tramite mediatori e cresce la tensione sui prezzi del petrolio.

Iran
Usa Iran: tensione nello Stretto di Hormuz tra blocco navale e negoziati

Il confronto tra Stati Uniti e Iran si concentra nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa il 20% del commercio globale di petrolio. Da settimane Teheran limita il traffico marittimo, lasciando transitare solo alcune petroliere selezionate, con effetti immediati sui mercati energetici e sui prezzi dei carburanti anche in Europa.

Dal 13 aprile Washington ha imposto un blocco navale totale, impedendo l’accesso ai porti iraniani e bloccando le esportazioni di petrolio e gas. La decisione arriva dopo il fallimento dei colloqui avvenuti in Pakistan e a pochi giorni dalla scadenza della tregua di due settimane fissata per il 21 aprile. Il dispositivo militare americano comprende almeno 15 unità, tra cui una portaerei e navi d’assalto, impiegate per controllare le rotte e fermare le imbarcazioni dirette verso l’Iran.

Leggi anche: Trump ordina il blocco dello Stretto di Hormuz e alza la tensione con l'Iran

Trump sostiene che la pressione stia producendo risultati e parla di contatti avviati dalla controparte per riaprire i negoziati. Da Teheran, però, non arrivano conferme. L’Iran accusa gli Stati Uniti di violare il diritto internazionale e definisce il blocco un atto di pirateria, annunciando un rafforzamento del controllo sull’area e minacciando ritorsioni su porti e traffici nel Golfo Persico e nel Mare dell’Oman.

Le tensioni si riflettono anche sui prezzi dell’energia. Le autorità iraniane avvertono che le quotazioni del carburante potrebbero salire rapidamente, con conseguenze per numerosi paesi importatori. Intanto, dietro le dichiarazioni ufficiali, proseguono i contatti indiretti grazie alla mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia.

Al centro dello scontro resta il programma nucleare iraniano. Gli Stati Uniti chiedono lo stop all’arricchimento dell’uranio e la rimozione delle scorte più avanzate. L’Iran, che dispone di circa 440 chili di materiale arricchito al 60%, propone invece una riduzione controllata e limitata nel tempo. Le distanze tra le parti restano ampie, soprattutto sulla durata delle restrizioni.

Washington valuta anche opzioni militari mirate per aumentare la pressione su Teheran, mentre esclude per ora un’operazione su larga scala. Sullo sfondo segue con attenzione Israele, convinto che la tregua possa interrompersi in qualsiasi momento, con il rischio di un’escalation più ampia nella regione.