Iran, il report della Cia contraddice Trump sul blocco navale nello Stretto di Hormuz

Trump valuta il blocco dello Stretto di Hormuz per colpire l’Iran, ma un rapporto della Cia ritiene che Teheran possa reggere fino a quattro mesi. L’intelligence Usa segnala anche scorte missilistiche ancora operative.

Teheran
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Un documento riservato della Cia, consegnato nei giorni scorsi alla Casa Bianca, mette in dubbio le dichiarazioni di Donald Trump sull’efficacia immediata del blocco navale imposto all’Iran nello Stretto di Hormuz. Secondo l’analisi dell’intelligence americana, Teheran sarebbe in grado di sostenere la pressione economica per almeno tre o quattro mesi prima di subire effetti irreversibili.

Il rapporto, citato dal Washington Post attraverso fonti che hanno avuto accesso al contenuto, descrive una situazione diversa rispetto a quella illustrata pubblicamente dal presidente statunitense. Trump sostiene infatti che l’economia iraniana sia ormai allo stremo e che le capacità militari del Paese siano state quasi azzerate. “I missili dell’Iran sono decimati”, ha dichiarato recentemente, parlando di un arsenale ridotto a meno di un quinto rispetto al periodo precedente al conflitto.

L’intelligence americana fornisce però una valutazione differente. Secondo il dossier, l’Iran conserverebbe ancora circa il 75% delle proprie scorte di missili balistici e droni. Gli apparati militari sarebbero riusciti anche a ripristinare quasi tutti i depositi sotterranei utilizzati per lo stoccaggio delle armi, oltre a completare l’assemblaggio di nuovi sistemi missilistici dopo le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele nelle ultime settimane.

Tre funzionari statunitensi e un ex membro dell’amministrazione, citati dal quotidiano americano, ritengono credibile la valutazione elaborata dalla Cia. Una fonte dell’intelligence riconosce che il blocco imposto da Washington dal 7 aprile sta causando danni concreti al commercio iraniano e sta riducendo le entrate del Paese. Allo stesso tempo, però, il rapporto evidenzia che il governo iraniano starebbe adottando misure per prolungare la propria capacità di resistenza.

Tra le strategie individuate ci sono l’accumulo di petrolio in depositi offshore, il rallentamento temporaneo della produzione energetica per proteggere le infrastrutture più vulnerabili e la ricerca di rotte terrestri alternative per aggirare le restrizioni marittime nello Stretto di Hormuz.

La Casa Bianca continua invece a difendere la linea dell’amministrazione Trump. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che l’Iran starebbe perdendo circa 500 milioni di dollari al giorno a causa del blocco navale. Secondo Kelly, l’operazione militare denominata “Epic Fury” avrebbe distrutto le capacità belliche iraniane, mentre la successiva offensiva economica starebbe mettendo il regime sotto una pressione finanziaria insostenibile.

Nel comunicato diffuso dall’amministrazione americana, la portavoce ha sostenuto che Teheran sia ormai consapevole della difficoltà di mantenere l’attuale situazione e che gli Stati Uniti abbiano un vantaggio decisivo nei negoziati in corso.

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