Vacanze all'estero, il decalogo sanitario contro malaria, dengue e infezioni

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Prima di partire per mete tropicali o lontane, i viaggiatori devono verificare vaccini, rischio malaria e norme sanitarie. Protezione dalle zanzare, attenzione a cibi e rapporti sessuali riducono infezioni e complicazioni.

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Le vacanze in Paesi tropicali o in destinazioni lontane richiedono una preparazione che non riguarda soltanto voli, documenti e bagagli. Prima della partenza è necessario valutare i rischi sanitari legati alla meta, alla durata del soggiorno, alle attività previste e alle condizioni personali del viaggiatore.

Molte malattie ormai rare o assenti in Italia continuano infatti a circolare in diverse aree del mondo. Malaria, dengue, febbre gialla, epatite A, febbre tifoide e altre infezioni possono essere prevenute attraverso vaccinazioni, farmaci prescritti dal medico e semplici precauzioni quotidiane.

Il primo passo consiste nel programmare una consulenza sanitaria prima del viaggio, preferibilmente con alcune settimane di anticipo. Gli ambulatori di medicina dei viaggi e i reparti di malattie infettive possono indicare vaccini, profilassi e comportamenti adeguati alla destinazione. Per la febbre gialla bisogna rivolgersi a un centro autorizzato, in grado di somministrare il vaccino e rilasciare il certificato internazionale eventualmente richiesto all’ingresso.

Prima della partenza è utile controllare anche le vaccinazioni previste dal calendario nazionale. I richiami contro tetano e difterite devono essere aggiornati, così come la protezione contro morbillo e rosolia. In base all’età, alle condizioni di salute e alle indicazioni mediche possono essere valutate anche altre vaccinazioni, comprese quelle contro Covid-19 e pneumococco.

La destinazione può rendere necessari vaccini specifici. Quello contro l’epatite A è spesso consigliato per i viaggi in aree dove il virus è ancora diffuso. A seconda del Paese, dell’itinerario e della durata del soggiorno possono essere indicati anche i vaccini contro febbre tifoide, meningococco, colera, encefalite giapponese o rabbia.

Particolare attenzione va riservata alla malaria. Per chi non possiede immunità l’infezione può aggravarsi rapidamente. Il rischio riguarda anche le persone nate in Paesi dove la malattia è endemica ma residenti da anni in Italia, perché la protezione acquisita può ridursi nel tempo. La profilassi farmacologica deve essere scelta dal medico in base alla zona visitata, alla presenza di parassiti resistenti e alle terapie già assunte dal paziente.

La prevenzione delle punture di zanzara resta essenziale anche quando non è prevista una profilassi antimalarica. Repellenti cutanei, abiti che coprono braccia e gambe, zanzariere e ambienti climatizzati aiutano a ridurre il rischio di dengue, malaria, febbre gialla e altre malattie trasmesse da insetti.

Nel bagaglio dovrebbe trovare spazio un piccolo kit sanitario con sali reidratanti, disinfettante, garze, cerotti e i medicinali abitualmente utilizzati. Chi soffre di patologie croniche deve portare una quantità sufficiente dei propri farmaci e conservarli alle temperature indicate. Antibiotici o medicinali contro la diarrea del viaggiatore devono essere assunti soltanto su indicazione medica, soprattutto nei casi più seri.

È prudente stipulare una polizza che copra assistenza sanitaria, ricoveri e rientro anticipato. In alcuni Paesi le cure possono avere costi molto elevati e il pagamento può essere richiesto direttamente al paziente.

Durante il soggiorno bisogna prestare attenzione ad acqua e alimenti. È preferibile bere acqua confezionata in bottiglie sigillate, evitare il ghiaccio quando non se ne conosce la provenienza e consumare cibi ben cotti. Pesce, crostacei, carne, uova e verdure crude possono trasmettere infezioni batteriche o parassitarie se preparati o conservati in condizioni non sicure.

La prevenzione riguarda anche le infezioni sessualmente trasmesse. Il preservativo riduce il rischio di Hiv, sifilide, gonorrea, herpes genitale e altre patologie. Può essere utilizzato sia nella versione maschile sia in quella femminile, ancora poco diffusa in Italia ma capace di offrire una maggiore autonomia nella protezione.

Per le persone esposte a un rischio elevato di Hiv può essere valutata la PrEP, la profilassi pre-esposizione, secondo lo schema stabilito dallo specialista. Dopo un rapporto potenzialmente a rischio si può invece ricorrere alla PEP, che deve essere iniziata il prima possibile e comunque non oltre 72 ore. Entrambe richiedono una valutazione medica.

Alcol e sostanze stupefacenti possono ridurre la capacità di valutare i pericoli e favorire rapporti non protetti. In presenza di partner occasionali è quindi necessario mantenere comportamenti prudenti e usare sempre il preservativo.

Resta infine raccomandata la vaccinazione contro l’Hpv, destinata sia alle ragazze sia ai ragazzi e valutabile anche in età adulta. Il vaccino contribuisce a prevenire il tumore del collo dell’utero e altre forme tumorali associate al virus, comprese quelle che possono colpire ano, pene e distretto testa-collo.

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