Luigia Fortunato uccisa a Loreto, il marito resta in carcere e il pm esclude il femminicidio
La Procura di Ancona accusa Sami Khemaies di omicidio volontario pluriaggravato per l’uccisione di Luigia Fortunato, colpita con almeno dieci coltellate a Loreto. Il giudice ha disposto il carcere, escludendo per ora il femminicidio.
Sami Khemaies resta in carcere per l’uccisione di Luigia Fortunato, colpita con almeno dieci coltellate nella loro abitazione di via Bramante, a Loreto, la sera di giovedì 9 luglio. La Procura di Ancona contesta al trentanovenne l’omicidio volontario pluriaggravato, ma allo stato delle indagini non ha formulato l’accusa di femminicidio.
Il giudice per le indagini preliminari Carlo Cimini non ha convalidato il fermo, ritenendo assente un concreto pericolo di fuga, ma ha disposto nei confronti dell’uomo la custodia cautelare in carcere. Khemaies si era presentato ai carabinieri dopo il delitto, ammettendo di avere accoltellato la donna.
Luigia Fortunato aveva 33 anni, era originaria di Cerignola, in provincia di Foggia, ed era madre di un bambino di otto anni. Al momento dell’omicidio il figlio si trovava a casa della nonna e non ha assistito alla lite avvenuta nell’abitazione della coppia.
Durante l’interrogatorio, Khemaies ha riferito che la donna lo avrebbe minacciato con un coltello e che lui sarebbe riuscito a disarmarla prima di colpirla. Gli investigatori stanno verificando questa ricostruzione. L’uomo è stato sottoposto a un’ispezione corporea per accertare l’origine e la gravità di una ferita riportata a un dito della mano destra.
Secondo gli elementi raccolti finora, tra i due esistevano contrasti legati anche alla gestione del figlio. La difesa della famiglia della vittima respinge però la rappresentazione di una conflittualità reciproca e descrive Luigia come una madre attenta, impegnata a mantenere il rapporto tra il bambino e il padre.
L’autopsia sul corpo della trentatreenne è stata fissata per martedì 14 luglio e sarà eseguita dal medico legale Angelo Montana. L’esame dovrà chiarire il numero preciso delle ferite, la loro profondità e la dinamica dell’aggressione.
La mancata contestazione del femminicidio ha provocato la reazione dell’avvocata Cristina Perozzi, che assiste i familiari di Luigia Fortunato. La legale si è detta sconcertata, pur precisando che le indagini sono ancora in una fase iniziale e che il capo d’imputazione potrà essere modificato sulla base dei nuovi elementi.
Anche il Centro antiviolenza di Ancona ha chiesto di evitare interpretazioni che possano trasferire sulla vittima parte della responsabilità per quanto accaduto. La presidente dell’associazione Donna e giustizia, Roberta Montenovo, ha ricordato che l’assenza di precedenti denunce non può bastare, da sola, a escludere una violenza legata al genere.
Sul caso è intervenuta anche la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. La ministra ha precisato che la qualificazione del femminicidio dipende dalle ragioni dell’uccisione e non soltanto dal sesso della vittima, auspicando un esame accurato di tutti gli elementi da parte della magistratura.
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