Luigia Fortunato uccisa a Loreto, il marito si costituisce e tenta di spiegare la lite

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Luigia Fortunato, 33 anni, è stata uccisa a coltellate nella sua casa di Loreto dal marito Sami Khemaies, che si è poi costituito. L’uomo è in carcere per omicidio volontario pluriaggravato; lunedì è prevista la convalida del fermo.

Luigia Fortunato
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Luigia “Gina” Fortunato, 33 anni, è stata uccisa con almeno dieci coltellate nella serata di giovedì 9 luglio all’interno della sua abitazione di via Bramante, a Loreto, in provincia di Ancona. Per il delitto è stato fermato il marito Sami Khemaies, 39 anni, ora detenuto nel carcere anconetano di Montacuto con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

Dopo l’aggressione, l’uomo avrebbe lasciato l’appartamento con gli abiti sporchi di sangue e raggiunto la caserma dei carabinieri di Porto Recanati, dove ha confessato di avere ucciso la moglie. Davanti ai militari ha poi sostenuto che la donna lo avrebbe minacciato e gli avrebbe puntato contro un coltello durante la lite. La sua versione dovrà essere verificata dagli investigatori.

Nelle stesse ore la madre di Luigia, che aveva portato con sé il nipote, avrebbe cercato più volte di contattare la figlia senza ricevere risposta. La donna avrebbe quindi scritto al genero per chiedere spiegazioni. Khemaies le avrebbe comunicato con un messaggio che Luigia era morta.

I due coniugi continuavano a vivere nella stessa casa, ma conducevano da tempo vite separate. La scelta sarebbe stata legata alla volontà di garantire al figlio la presenza di entrambi i genitori, nonostante una relazione segnata da frequenti contrasti. La sera del delitto il bambino non si trovava nell’abitazione, perché era stato accompagnato dalla nonna.

Secondo quanto ricostruito finora, le tensioni si erano intensificate dopo un episodio avvenuto al centro estivo frequentato dal figlio. Il comportamento dell’uomo avrebbe provocato una nuova discussione con Luigia, già esasperata dalla difficile convivenza. La lite sarebbe poi ripresa in casa fino all’aggressione mortale.

Khemaies, oggi impiegato come magazziniere in un’azienda di Ancona, aveva precedenti per spaccio di droga relativi al periodo compreso tra il 2017 e il 2019. Dopo alcuni anni di detenzione, nel 2020 era evaso dagli arresti domiciliari rompendo il braccialetto elettronico.

Assistito dall’avvocato Simone Matraxia, il 39enne parteciperà in videocollegamento all’udienza di convalida del fermo, fissata per lunedì 13 luglio alle 9.15 davanti al giudice per le indagini preliminari Carlo Cimini. Il pubblico ministero Rosario Lioniello ha inoltre disposto l’autopsia sul corpo della vittima, affidata al medico legale Angelo Montana e prevista per martedì 14 luglio.

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