Chat Control, il Parlamento Ue limita i controlli: escluse le chat cifrate come WhatsApp
Il Parlamento europeo ha modificato la proposta sul Chat Control, consentendo alle piattaforme controlli volontari contro gli abusi sui minori ma escludendo le chat con crittografia end-to-end, come WhatsApp, Signal e Telegram.
Il Parlamento europeo ha approvato il 9 luglio una versione modificata delle norme temporanee contro gli abusi sessuali sui minori online. Il testo permette ai fornitori di servizi digitali di utilizzare strumenti automatici per individuare e segnalare contenuti illegali, ma esclude le comunicazioni protette dalla crittografia end-to-end.
La decisione riguarda la deroga alle regole europee sulla riservatezza delle comunicazioni elettroniche, spesso indicata dai critici con il nome di Chat Control. Non introduce un obbligo generalizzato di analizzare i messaggi privati, ma consente alle piattaforme di effettuare controlli volontari nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
La deroga originaria era stata introdotta nel 2021 con il regolamento europeo 2021/1232. Il provvedimento permetteva ai gestori di servizi di messaggistica, posta elettronica e comunicazione online di trattare alcuni dati per cercare immagini, video e conversazioni collegati allo sfruttamento sessuale dei minori.
Quelle disposizioni erano state prorogate nel 2024, ma hanno cessato di essere applicabili il 3 aprile 2026 dopo il mancato accordo tra Parlamento e Consiglio dell’Unione europea. La Commissione aveva proposto di estenderle fino al 3 aprile 2028, in attesa dell’approvazione di una disciplina permanente.
Il Parlamento ha ora modificato la posizione adottata dal Consiglio il 2 luglio. L’emendamento principale stabilisce che restino fuori dal campo di applicazione le comunicazioni alle quali è stata applicata, viene applicata o sarà applicata la crittografia end-to-end.
La tutela riguarda quindi servizi come WhatsApp, Signal e Telegram quando i messaggi sono cifrati in modo che soltanto mittente e destinatario possano leggerli. La norma non potrà essere interpretata come un’autorizzazione a vietare, indebolire o aggirare questo sistema di protezione.
Il provvedimento torna adesso al Consiglio dell’Unione europea, che dispone di tre mesi per accettare o respingere le modifiche. Se gli Stati membri non approveranno tutti gli emendamenti, Parlamento e Consiglio dovranno avviare una procedura di conciliazione per trovare un testo condiviso.
Per gli utenti europei non sono previste conseguenze immediate, perché l’iter legislativo non è ancora concluso. Fino all’adozione definitiva delle nuove regole resta inoltre il vuoto normativo aperto dalla scadenza della precedente deroga.
I sistemi impiegati dalle piattaforme possono funzionare attraverso diverse tecnologie. Per le immagini e i video già riconosciuti come materiale illegale viene utilizzato l’hashing, un metodo che associa a ogni file una firma digitale e la confronta con quelle archiviate nelle banche dati specializzate.
Per individuare contenuti non ancora censiti possono essere impiegati classificatori e strumenti di intelligenza artificiale. Questi programmi analizzano immagini, testi o dati relativi alle comunicazioni e assegnano una probabilità alla presenza di materiale riconducibile ad abusi sessuali sui minori.
Più delicata è l’identificazione dei tentativi di adescamento online. In questi casi gli strumenti possono esaminare sequenze di messaggi, differenze di età e altri fattori di rischio, senza però ricostruire indiscriminatamente il significato completo delle conversazioni.
La normativa impone che le tecnologie utilizzate siano il meno invasive possibile e che limitino al massimo gli errori. I falsi positivi possono infatti coinvolgere fotografie familiari, conversazioni lecite o contenuti privi di qualsiasi rilevanza penale.
I fornitori dovranno predisporre procedure per consentire agli utenti di contestare segnalazioni o rimozioni errate. I dati raccolti dovranno essere cancellati quando non risultano più necessari e, nei casi sospetti, non potranno essere conservati oltre i limiti previsti.
Resta aperto il confronto sulla disciplina permanente proposta dalla Commissione europea nel maggio 2022. Il progetto punta a creare regole comuni per prevenire la diffusione di materiale pedopornografico, segnalare gli abusi e contrastare l’adescamento dei minori, ma il negoziato tra le istituzioni europee non è ancora terminato.
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