Funerali di Ali Khamenei, il volto coperto non è Mojtaba: il mistero sui social
Un uomo con il volto coperto ai funerali di Ali Khamenei ha alimentato sui social l’ipotesi che fosse il figlio Mojtaba. Un religioso iraniano ha poi rivendicato la propria identità, mentre resta irrisolta l’assenza pubblica della Guida suprema.
Un uomo con il volto nascosto, ripreso durante le cerimonie funebri per Ali Khamenei, ha scatenato sui social una corsa all’identificazione. Molti utenti hanno ipotizzato che potesse trattarsi di Mojtaba Khamenei, figlio del leader ucciso e nuovo numero uno della Repubblica islamica, assente da mesi dalle apparizioni pubbliche.
Il filmato, poco nitido e girato a distanza, mostrava la figura accanto a un piccolo gruppo di persone. L’abbigliamento religioso, simile a quello di numerosi esponenti sciiti presenti alla cerimonia, non offriva però elementi sufficienti per riconoscere l’uomo. Nonostante la scarsa qualità delle immagini, il video è stato condiviso rapidamente e ha alimentato nuove congetture sulle condizioni della Guida suprema.
A interrompere almeno in parte le speculazioni è stato il religioso iraniano Reza Mousavi Vaez, che sui social ha dichiarato di essere la persona ripresa con il volto coperto. La sua spiegazione ha ridimensionato la teoria secondo cui Mojtaba avrebbe partecipato di nascosto ai funerali, senza tuttavia chiarire perché il nuovo leader iraniano non sia ancora comparso davanti alle telecamere.
Le esequie di Ali Khamenei si sono svolte per diversi giorni e si sono concluse il 9 luglio 2026 con la sepoltura nel santuario dell’Imam Reza, nella città santa di Mashhad. L’ayatollah, morto a 86 anni nell’attacco condotto il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele, aveva guidato l’Iran dal 1989, per quasi 37 anni.
Alle cerimonie hanno partecipato milioni di persone e le principali autorità politiche, religiose e giudiziarie del Paese. Tra i presenti figuravano il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, il capo del potere giudiziario Gholamhossein Mohseni Ejei e alcuni membri della famiglia Khamenei. Mojtaba, invece, non è stato visto durante nessuna delle tappe pubbliche.
Scelto come successore del padre nel marzo 2026, il nuovo leader non ha ancora effettuato apparizioni pubbliche né diffuso registrazioni audio o video. Ha però trasmesso comunicazioni scritte, mentre le autorità iraniane hanno attribuito la sua assenza a motivi di salute e sicurezza.
Secondo le ricostruzioni circolate dopo il raid del 28 febbraio, Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto ferito nello stesso attacco che ha ucciso il padre e altri membri della famiglia. Non esistono immagini recenti in grado di confermare l’entità delle lesioni, ma alcune fonti indicano che avrebbe riportato ferite al volto e in altre parti del corpo.
La prolungata invisibilità ha aperto interrogativi anche sugli equilibri interni della Repubblica islamica. Mojtaba avrebbe ottenuto la carica con l’appoggio dei Guardiani della Rivoluzione, che potrebbero ora esercitare un peso maggiore sulle decisioni politiche e militari del Paese. La nuova Guida appare quindi più dipendente dagli apparati di sicurezza rispetto al padre, che aveva consolidato gradualmente il proprio potere dopo la nomina del 1989.
Nel frattempo Ghalibaf, molto presente nelle cerimonie e nelle iniziative pubbliche successive alla guerra, è diventato uno dei volti più riconoscibili della leadership iraniana. La sua esposizione alimenta l’ipotesi di una competizione interna, anche se non sono emersi segnali ufficiali di uno scontro aperto con Mojtaba.
Il nuovo leader deve inoltre affrontare un problema di legittimazione politica e religiosa. La successione diretta dal padre al figlio contrasta con la tradizionale opposizione della Repubblica islamica ai passaggi ereditari del potere, uno dei temi che accompagnarono la rivoluzione del 1979 contro lo scià. Per rafforzare la propria autorità, Mojtaba potrebbe quindi affidarsi più alle istituzioni e ai Guardiani della Rivoluzione che a un ruolo personale paragonabile a quello di Ali Khamenei o del fondatore Ruhollah Khomeini.
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