Caso dei 30 secondi, condannato l'ex sindacalista per violenza sessuale sulla hostess
La Corte d’Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi l’ex sindacalista Raffaele Meola per violenza sessuale su Barbara D’Astolto. Dopo otto anni e due assoluzioni, alla donna è stata riconosciuta una provvisionale di 10mila euro.
La Corte d’Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi di reclusione Raffaele Meola, ex sindacalista in servizio all’aeroporto di Malpensa, per la violenza sessuale denunciata nel 2018 dall’allora hostess Barbara D’Astolto. Il verdetto è arrivato nel processo d’appello bis, celebrato dopo l’annullamento delle precedenti assoluzioni.
I giudici hanno inoltre disposto una provvisionale di 10mila euro a favore della donna, oggi 49enne. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. La Procura generale aveva chiesto per l’imputato una condanna a due anni.
La decisione chiude, almeno in questa fase, una vicenda giudiziaria durata otto anni. D’Astolto ha accolto il verdetto con sollievo, spiegando di aver pagato un prezzo personale e familiare molto alto. La donna ha raccontato di non essere mai riuscita a liberarsi dal peso del processo e di sperare ora di poter lasciarsi alle spalle quanto accaduto.
I fatti risalgono al marzo 2018. D’Astolto si era rivolta al sindacalista per ricevere assistenza in una vertenza legata a una presunta discriminazione sul lavoro. Secondo la ricostruzione accolta nel nuovo giudizio, durante quell’incontro l’uomo la avvicinò alle spalle e compì gli abusi approfittando della sua condizione di difficoltà.
Il procedimento era diventato noto come il caso dei 30 secondi. Il Tribunale di Busto Arsizio nel 2022 e successivamente la Corte d’Appello avevano assolto l’imputato, sostenendo che la donna avrebbe avuto un intervallo di circa 20-30 secondi per manifestare il dissenso, allontanarsi o sottrarsi alla condotta.
La Cassazione ha poi annullato l’assoluzione e ordinato un nuovo processo. I giudici della Suprema Corte hanno stabilito che il ritardo nella reazione della persona offesa non esclude la violenza sessuale. Una condotta improvvisa può infatti provocare sorpresa e disorientamento, impedendo alla vittima di reagire immediatamente pur in presenza di una volontà contraria.
Nel processo bis D’Astolto, assistita dall’avvocato Gionata Bonuccelli, è tornata a testimoniare a porte chiuse e ha confermato il proprio racconto. Il sostituto procuratore generale Angelo Renna, autore del ricorso che aveva portato all’annullamento dell’assoluzione, ha sostenuto l’accusa davanti alla seconda sezione penale della Corte milanese.
Il legale della donna ha definito la decisione un passaggio rilevante per la valutazione del consenso violato e delle aggressioni repentine. Ha ricordato anche le conseguenze psicologiche lasciate dalla lunga vicenda giudiziaria. A settembre è inoltre previsto l’avvio, davanti al Tribunale di Novara, di un procedimento per diffamazione a mezzo stampa relativo ad alcune dichiarazioni attribuite all’imputato.
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