Trump attacca gli alleati Nato, minaccia il ritiro delle truppe Usa e rilancia il piano sulla Groenlandia
Donald Trump ha riacceso lo scontro con gli alleati della Nato durante il vertice di Ankara, rilanciando l'ipotesi del controllo statunitense sulla Groenlandia e ventilando il ritiro delle truppe Usa dall'Europa, con nuove tensioni nell'Alleanza.
Il vertice della Nato ad Ankara si è aperto con nuove tensioni dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Durante la conferenza stampa seguita all'incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il leader americano ha ribadito che Washington dovrebbe assumere il controllo della Groenlandia e ha evocato la possibilità di ritirare completamente i militari statunitensi schierati in Europa, accusando gli alleati di non sostenere a sufficienza gli Stati Uniti.
Trump ha sostenuto che la Groenlandia riveste un ruolo strategico per la sicurezza americana, richiamando la presenza di interessi russi e cinesi nell'Artico. Secondo il presidente, la Danimarca non investirebbe abbastanza nella difesa dell'isola e, per questo motivo, il territorio dovrebbe passare sotto il controllo degli Stati Uniti.
Un altro passaggio del suo intervento ha riguardato la presenza militare americana in Europa. Trump ha ricordato gli ingenti investimenti sostenuti da Washington per la sicurezza del continente e ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero anche decidere di ritirare tutte le proprie truppe. Ha inoltre criticato le politiche europee su immigrazione ed energia, sostenendo che rappresentano un rischio per il futuro del continente.
Di tono completamente diverso le parole riservate a Erdogan. Trump ha definito il presidente turco un grande leader e ha parlato di un rapporto personale molto solido, lodando anche le infrastrutture della capitale turca e il rafforzamento delle capacità militari della Turchia. Ha inoltre lasciato aperta la possibilità di future forniture degli aerei da combattimento F-35 ad Ankara.
Il presidente americano ha anche spiegato che la scelta di ospitare il summit in Turchia ha inciso sulla sua partecipazione all'incontro. Ha dichiarato di essere stato deluso dall'Alleanza Atlantica negli ultimi anni e ha lasciato intendere che, senza la presenza di Erdogan come padrone di casa, avrebbe potuto rinunciare al vertice.
Le critiche più dure sono state rivolte agli alleati europei. Trump ha accusato Regno Unito, Italia, Germania e Francia di non aver sostenuto gli Stati Uniti durante la recente crisi con l'Iran, sostenendo che Washington interviene regolarmente in difesa dei partner senza ricevere lo stesso livello di collaborazione quando lo ritiene necessario.
Nel caso dell'Italia, il presidente americano ha chiamato direttamente in causa la premier Giorgia Meloni, affermando che il rapporto personale resta positivo ma di aver giudicato un errore la scelta del governo italiano di non partecipare alle iniziative statunitensi legate allo Stretto di Hormuz e alla crisi con l'Iran. Secondo Trump, Roma avrebbe dovuto sostenere maggiormente gli interessi comuni dell'Alleanza.
Le dichiarazioni del presidente statunitense hanno finito per oscurare il messaggio che il segretario generale della Nato, Mark Rutte, aveva cercato di portare al summit, concentrato sull'aumento delle spese per la difesa da parte degli alleati europei e del Canada e sui nuovi accordi industriali nel settore militare. Sul fronte operativo, i vertici militari dell'Alleanza hanno comunque ribadito di proseguire il lavoro di coordinamento tra i Paesi membri, mantenendo la cooperazione indipendentemente dalle tensioni politiche emerse durante il vertice.
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