Fraternità San Pio X, chi sono i lefebvriani e perché il contrasto con Roma dura da decenni
La Fraternità San Pio X, fondata nel 1970 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, continua a rappresentare il principale movimento cattolico tradizionalista. Nata in opposizione alle riforme del Concilio Vaticano II, è oggi presente in decine di Paesi con centinaia di sacerdoti e seminaristi.
La Fraternità San Pio X, conosciuta anche come movimento dei lefebvriani, prende il nome dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, tra i più decisi oppositori delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II. Nato a Tourcoing nel 1905, Lefebvre fu missionario in Gabon e in seguito arcivescovo a Dakar, in Senegal, prima di diventare uno dei principali punti di riferimento del cattolicesimo tradizionalista.
Le sue critiche riguardavano soprattutto la riforma della liturgia, con il progressivo abbandono della messa in latino, e il principio della libertà religiosa sancito dal documento Dignitatis Humanae. Convinto che quelle novità segnassero una rottura con la tradizione della Chiesa, nel 1970 fondò in Svizzera la Fraternità Sacerdotale San Pio X, ispirandosi al pensiero di papa Pio X e alla sua linea antimodernista.
Nei primi anni la Fraternità ottenne il riconoscimento canonico, ma i rapporti con il Vaticano si deteriorarono rapidamente. Mentre i suoi sacerdoti continuavano a celebrare secondo il rito tradizionale, Lefebvre contestava pubblicamente le riforme conciliari, definite incompatibili con la dottrina cattolica. Nel 1975 il vescovo Pierre Mamie, con l'approvazione della Santa Sede, revocò il riconoscimento della Fraternità, aprendo una fase di forte scontro con il pontificato di Paolo VI.
La tensione raggiunse un nuovo livello nel 1976, quando Lefebvre celebrò una messa a Lille davanti a migliaia di fedeli nonostante la sospensione a divinis ricevuta poche settimane prima. Da quel momento il confronto con Roma divenne sempre più difficile, mentre la Fraternità continuò a sviluppare la propria attività in diversi Paesi.
Lo strappo definitivo arrivò il 30 giugno 1988, quando Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato del Papa. Per Giovanni Paolo II quell'atto costituì uno scisma e comportò la scomunica dei presuli coinvolti. Nel 2009 Benedetto XVI dispose la remissione della scomunica ai quattro vescovi, con l'obiettivo di favorire un percorso di riconciliazione, senza però risolvere la posizione canonica della Fraternità, che rimane distinta dalla piena comunione con la Santa Sede.
Oggi la Fraternità San Pio X continua a operare su scala internazionale. È presente in numerosi Paesi, gestisce seminari, scuole e luoghi di culto e conta centinaia di sacerdoti, religiosi, suore e seminaristi, mantenendo come riferimento la liturgia tradizionale e l'impostazione dottrinale precedente al Concilio Vaticano II.
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