Donna trovata morta nel lago di Garda, indagini aperte sulla morte della 30enne a Punta San Vigilio

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Una donna di 30 anni, residente nella Bassa Veronese, è stata trovata senza vita nelle acque del lago di Garda, a Punta San Vigilio. Le indagini sono in corso per chiarire le cause del decesso, mentre i primi accertamenti non hanno evidenziato segni di violenza sul corpo.

Verona
Donna trovata morta nel lago di Garda, indagini aperte sulla morte della 30enne a Punta San Vigilio
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Il corpo senza vita di una donna di 30 anni è stato recuperato nelle acque del lago di Garda, nella zona di Punta San Vigilio, nel territorio comunale di Garda, in provincia di Verona. Il ritrovamento è avvenuto intorno alle 12.30 di domenica 28 giugno, quando alcuni bagnanti hanno notato il cadavere in acqua e hanno immediatamente allertato i soccorsi.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri della Compagnia di Peschiera del Garda e della stazione di Bardolino, la polizia locale e il personale del 118. Per la giovane, però, non è stato possibile fare nulla: il medico non ha potuto che constatare il decesso.

La vittima, di origine moldava e residente nella Bassa Veronese insieme alla madre, il giorno precedente aveva spiegato ai familiari che avrebbe trascorso alcune ore al lago con un'amica. Quando la donna ha smesso di rispondere al telefono, la madre, preoccupata, ha cercato di contattare proprio l'amica indicata dalla figlia, scoprendo che tra le due non era stato organizzato alcun incontro.

Poco dopo è arrivata la conferma del tragico ritrovamento. Gli investigatori stanno ora ricostruendo gli ultimi spostamenti della trentenne per chiarire cosa sia accaduto nelle ore precedenti alla morte.

La salma è stata trasferita all'Istituto di Medicina Legale dell'ospedale di Borgo Roma, a Verona, dove l'autorità giudiziaria valuterà se disporre l'autopsia. L'esame dovrà stabilire con precisione le cause del decesso e verificare ogni elemento utile all'inchiesta.

Dai primi rilievi eseguiti sul corpo non sarebbero emersi segni di violenza. Tra le ipotesi prese in esame dagli inquirenti figurano un malore improvviso mentre la donna si trovava in acqua, una caduta accidentale con successivo annegamento oppure un gesto volontario. Secondo quanto ricostruito, la giovane era seguita da uno specialista per alcuni problemi di salute, ma saranno gli accertamenti medico-legali a chiarire con certezza le circostanze della morte.

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