Strage di Casalotti, chi erano Kamal Uddin, Arzu e la piccola Alicia
A Roma una famiglia del Bangladesh è stata sterminata in casa a Casalotti: Kamal Uddin, la moglie Arzu e la figlia Alicia di 8 anni sono morti, mentre il figlio maggiore è stato soccorso e portato al Policlinico Gemelli.
Una famiglia originaria del Bangladesh è stata uccisa nella propria abitazione in via Montiglio, nella zona di Casalotti, a Roma. Le vittime sono Kamal Uddin, 39 anni, la moglie Arzu e la figlia Alicia, una bambina di 8 anni. Il figlio maggiore della coppia è sopravvissuto: è stato trovato ferito fuori dall’appartamento e trasferito al Policlinico Gemelli.
Secondo le prime ricostruzioni, l’aggressione sarebbe avvenuta con un’arma da taglio, probabilmente una mannaia poi sequestrata dagli investigatori. Chi indaga lavora sulla pista di un uomo di origine bengalese, conoscente della famiglia, che dopo il massacro si sarebbe allontanato a piedi. Il movente resta da chiarire.
Kamal Uddin viveva a Roma da circa quindici anni. Nel quartiere era conosciuto per il suo lavoro al supermercato Dem di Casal Selce, dove aiutava i clienti con le buste della spesa e li accompagnava fino alle auto. Chi lo incontrava ogni giorno lo descrive come un uomo tranquillo, educato e benvoluto.
La moglie Arzu lo aveva raggiunto in Italia tre anni fa insieme ai figli. La famiglia conduceva una vita riservata, legata al lavoro, alla scuola e alla comunità. Non risultano segnalazioni precedenti alle forze dell’ordine né collegamenti con ambienti criminali.
Davanti alla palazzina, Arif Uddin, parente di Kamal, ha raccontato lo sgomento dei familiari. Ha parlato di una famiglia religiosa, serena, senza litigi noti o minacce ricevute. Della moglie Arzu conserva il ricordo di una donna gentile, incontrata solo in poche occasioni.
Il dolore più forte riguarda Alicia. Arif l’ha ricordata come una bambina dolce, solare e affettuosa. Pochi giorni prima della tragedia era stata nel suo locale con la madre: insieme avevano preparato una pizza che la piccola voleva portare al padre, assente all’inaugurazione.
Quel gesto familiare è diventato l’ultimo ricordo di normalità prima della strage. Ora gli investigatori stanno ricostruendo gli spostamenti del sospettato e i rapporti con le vittime, mentre il quartiere resta sotto choc per un delitto che ha cancellato quasi un’intera famiglia.
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