Michael Jackson, 17 anni dopo la morte il mito continua tra Thriller e il biopic Michael
Michael Jackson morì il 25 giugno 2009 a Los Angeles per un’intossicazione da propofol e benzodiazepine; a 17 anni dalla scomparsa, il suo mito resta legato a Thriller, al moonwalk, ai processi, alla vitiligine e al biopic Michael.
Il 25 giugno 2009 Michael Jackson fu trovato senza vita nella sua villa di Holmby Hills, a Los Angeles, e la sua morte chiuse a 50 anni la parabola terrena del Re del Pop. L’autopsia indicò come causa un’intossicazione acuta da propofol e benzodiazepine, con conseguente arresto cardiaco. Per quel decesso il medico Conrad Murray, che seguiva l’artista, fu condannato nel 2011 a quattro anni di carcere per omicidio colposo.
Nato il 29 agosto 1958 a Gary, nell’Indiana, Michael Joseph Jackson crebbe in una famiglia numerosa e operaia. Era l’ottavo di dieci figli e mostrò fin da bambino una naturale predisposizione per il canto e il palco. A sei anni entrò nei Jackson 5, il gruppo formato con i fratelli e guidato dal padre Joseph Jackson, figura severa e decisiva nella costruzione della carriera familiare.
Il successo arrivò presto, ma ebbe un costo alto. I Jackson 5 passarono dall’ambiente domestico alle classifiche internazionali con brani come I Want You Back e ABC, trainati dalla voce e dalla presenza scenica del più giovane Michael. Negli anni Settanta il bambino prodigio divenne il volto più riconoscibile del gruppo, prima di compiere il salto definitivo da solista.
La svolta personale arrivò nel 1979 con Off the Wall, album prodotto con Quincy Jones e costruito su pop, funk e R&B. Tre anni più tardi Thriller cambiò il mercato discografico e l’immaginario della musica mondiale. Pubblicato nel 1982, il disco vendette decine di milioni di copie e nel 1984 conquistò otto Grammy, consolidando Jackson come star globale.
Billie Jean, Beat It e Thriller trasformarono il videoclip in un linguaggio spettacolare, vicino al cinema e alla danza. Durante lo speciale televisivo Motown 25, nel 1983, Jackson eseguì il moonwalk davanti al grande pubblico e rese quel passo uno dei simboli più riconoscibili della cultura pop. Il suo successo contribuì anche ad allargare lo spazio degli artisti afroamericani nelle rotazioni televisive musicali.
La seconda parte della sua vita fu segnata dalle accuse di abusi su minori, che modificarono in modo profondo la percezione pubblica dell’artista. Nel 1993 esplose il primo caso, chiuso con un accordo economico extragiudiziale e senza processo penale. Jackson negò sempre le accuse, ma l’episodio lasciò una frattura destinata a riaprirsi negli anni successivi.
Nel 2003 il documentario televisivo Living with Michael Jackson provocò una nuova ondata di attenzione mediatica. Le immagini e le dichiarazioni dell’artista sul rapporto con i bambini portarono a un’indagine della Procura di Santa Barbara, alla perquisizione del Neverland Ranch e all’arresto del cantante. Il processo si concluse il 13 giugno 2005 con l’assoluzione da tutti i capi d’accusa.
Dopo quel procedimento, Jackson lasciò Neverland e si ritirò progressivamente da una parte della vita pubblica, pur restando al centro dell’attenzione mondiale. Le polemiche non si fermarono dopo la sua morte: nel 2019 il documentario Leaving Neverland riaprì il dibattito attraverso le testimonianze di Wade Robson e James Safechuck, contestate dagli eredi e dai sostenitori dell’artista.
Anche l’aspetto fisico di Michael Jackson alimentò per anni curiosità, illazioni e discussioni. Il cantante ammise pubblicamente di essersi sottoposto a interventi al naso, mentre altri cambiamenti furono collegati a problemi medici, trattamenti e operazioni successive. Nel 1984 riportò ustioni al cuoio capelluto durante la registrazione di uno spot pubblicitario, incidente che rese necessari interventi e cure.
Jackson soffriva di vitiligine, una malattia autoimmune che provoca la perdita progressiva di pigmentazione della pelle. Ne parlò apertamente nel 1993 durante l’intervista con Oprah Winfrey, respingendo le accuse di aver voluto rinnegare il proprio colore. La condizione fu poi confermata anche dopo la morte. L’artista ebbe inoltre problemi riconducibili a una forma di lupus, altra patologia autoimmune capace di incidere sulla pelle.
A 17 anni dalla scomparsa, la figura di Michael Jackson resta legata a una doppia eredità: da un lato l’impatto musicale di album, coreografie e videoclip; dall’altro le accuse, i processi e le controversie mai del tutto archiviate nell’opinione pubblica. Il biopic Michael, diretto da Antoine Fuqua e interpretato da Jaafar Jackson, nipote dell’artista, ha riportato la sua storia al cinema nel 2026.
Michael Official Trailer

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