Ricina a Pietracatella, le indagini puntano su borracce e alimenti sequestrati
Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sarebbero state esposte alla ricina attraverso una modalità non accidentale. A sei mesi dalla tragedia di Pietracatella, le indagini si concentrano su borracce, alimenti sequestrati e nuovi accertamenti affidati anche a esperti tedeschi.
A sei mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, l’inchiesta sulla tragedia avvenuta a Pietracatella entra in una fase decisiva. Gli investigatori non stanno più cercando soltanto di accertare la presenza della ricina, ma di capire in che modo la sostanza tossica sia stata ingerita dalle due donne e attraverso quale veicolo sia arrivata nel loro organismo.
L’attenzione degli inquirenti si è concentrata su alcuni oggetti recuperati nelle abitazioni della famiglia, tra cui due borracce e un contenitore che potrebbero fornire elementi utili per ricostruire le ore precedenti al malore. Secondo le ipotesi investigative, il veleno potrebbe essere stato disciolto in una bevanda e assunto inconsapevolmente.
Questa pista è emersa anche in seguito alle prime valutazioni tecniche. La ricina, infatti, può subire alterazioni se sottoposta a elevate temperature, circostanza che renderebbe più complessa la sua individuazione in alimenti cotti. Per questo motivo gli accertamenti si stanno concentrando anche sui residui liquidi rinvenuti all’interno delle borracce, che saranno analizzati per verificare l’eventuale presenza della tossina o di tracce compatibili con essa.
Parallelamente proseguono gli esami su circa 70 prodotti sequestrati dagli investigatori tra frigoriferi, congelatori e dispense. Si tratta di alimenti confezionati, preparazioni domestiche e altri materiali raccolti nei giorni successivi alla tragedia e ritenuti potenzialmente utili per chiarire l’origine della contaminazione.
Per rafforzare il lavoro investigativo, dal 29 giugno entreranno ufficialmente nell’inchiesta alcuni specialisti tedeschi che collaboreranno con i consulenti italiani. Le nuove verifiche riguarderanno campioni biologici, superfici domestiche, tessuti, oggetti presenti nelle abitazioni e tutto il materiale già acquisito dagli investigatori.
Tra gli approfondimenti previsti figurano anche accertamenti sul marito di Antonella, Gianni Di Vita, e sull’altra figlia Alice. Gli esperti dovranno valutare l’eventuale presenza di anticorpi che possano indicare un’esposizione alla ricina non sufficiente a provocare effetti letali.
Nel frattempo continuano le analisi sui dispositivi elettronici sequestrati e il lavoro di raccolta delle testimonianze. Gli investigatori stanno ricostruendo abitudini, rapporti personali e spostamenti delle persone coinvolte per individuare eventuali responsabilità e comprendere quando e come il veleno sia entrato nella vita di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
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