Delitto di Garlasco, l'intercettazione su un video privato riaccende il caso Andrea Sempio
Andrea Sempio torna al centro dell’inchiesta sul delitto di Garlasco per un’intercettazione del 2017 nella quale avrebbe descritto un dettaglio di un video privato di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Un perito sostiene che quel particolare non era mai stato reso pubblico.
Nuovi elementi tornano ad alimentare il dibattito sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. Al centro dell’attenzione c’è un’intercettazione del 2017 attribuita ad Andrea Sempio, oggi nuovamente coinvolto nelle attività investigative della Procura di Pavia. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, Sempio avrebbe avuto accesso a un video intimo realizzato dalla vittima insieme ad Alberto Stasi, circostanza che lui ha sempre respinto.
Il filmato, la cui esistenza è nota agli investigatori, rappresenta uno degli aspetti esaminati nell’ambito delle verifiche svolte negli anni. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Sempio avrebbe visionato quel contenuto e sarebbe stato interessato sentimentalmente a Chiara Poggi. L’ipotesi investigativa collega questi elementi a un possibile movente, ricostruzione che resta tuttavia oggetto di accertamenti e contestazioni.
Nell’intercettazione del 2017, successivamente ripulita e resa ascoltabile, Sempio farebbe riferimento al video descrivendo alcuni aspetti del suo contenuto. In particolare, una frase pronunciata durante la conversazione conterrebbe un riferimento a una specifica posizione assunta dai protagonisti del filmato. Proprio questo passaggio è stato ritenuto significativo da alcuni esperti coinvolti nelle indagini.
Daniele Occhetti, che in qualità di perito ha avuto accesso ai materiali esaminati durante il procedimento, ha affermato che il contenuto di quei video non era mai stato divulgato pubblicamente. Per questo motivo, secondo la sua valutazione, la descrizione presente nell’intercettazione farebbe pensare a una conoscenza diretta delle immagini. Nella prima fase investigativa, però, quella conversazione non venne considerata un elemento rilevante ai fini dell’inchiesta.
Nel frattempo è intervenuta pubblicamente anche Denise Albani, consulente che ha lavorato sul caso per incarico della Procura. Ospite di una trasmissione televisiva, la perita ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità che accompagna il lavoro tecnico e scientifico svolto nelle indagini. Albani ha inoltre ricordato che il cromosoma Y, per sua natura, non costituisce un elemento identificativo univoco di una persona.
Dott.ssa Albani: "Il cromosoma Y non è per sua stessa natura identificativo." #IgnotoX#Garlascopic.twitter.com/0PWWhcNKfo
— Xian (@DG_Xian) June 19, 2026
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