Dengue e West Nile, quali zanzare circolano in Italia e come ridurre il rischio di contagio

Notizia in breve

Le zanzare presenti in Italia sono circa 40 specie e alcune possono trasmettere virus come Dengue e West Nile. Con l’arrivo dell’estate aumenta l’attenzione sulla prevenzione, che passa dal controllo dei ristagni d’acqua e dall’uso di protezioni personali.

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Dengue e West Nile, quali zanzare circolano in Italia e come ridurre il rischio di contagio
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Le zanzare non rappresentano soltanto un disagio tipico dei mesi più caldi. Alcune specie possono infatti contribuire alla diffusione di malattie infettive come Dengue e West Nile, due virus che negli ultimi anni hanno richiesto particolare attenzione anche in Italia. Secondo gli esperti, però, non è possibile stabilire in anticipo quale sarà l’andamento della stagione estiva sotto il profilo epidemiologico.

Nel caso della Dengue, una persona infettata può favorire la trasmissione del virus attraverso la puntura di una zanzara che successivamente colpisce altri individui. Diversa la situazione per il virus West Nile: l’essere umano può contrarre l’infezione e sviluppare la malattia, ma non è in grado di trasmetterla ulteriormente, interrompendo di fatto la catena del contagio.

In Italia sono state censite circa 40 specie di zanzare, mentre a livello mondiale se ne contano migliaia. Ogni specie presenta caratteristiche specifiche e si adatta a differenti habitat. Alcune necessitano delle piogge per completare il ciclo riproduttivo, mentre altre riescono a sfruttare anche piccole quantità di acqua stagnante presenti in ambienti urbani.

Tra le specie più diffuse e rilevanti per la salute pubblica figurano la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la zanzara comune (Culex pipiens). La prima depone le uova in contenitori con poca acqua, sottovasi e piccoli ristagni ed è particolarmente attiva durante il giorno. Grazie alla capacità di percepire l’anidride carbonica emessa dalla respirazione umana, riesce a individuare rapidamente le persone da pungere.

La zanzara comune, invece, predilige gli ambienti cittadini e trova condizioni favorevoli in fogne, raccolte d’acqua stagnante e zone vicine agli allevamenti. La sua attività si concentra soprattutto nelle ore notturne, quando aumenta il rischio di punture.

Accanto alle specie urbane esistono anche numerose zanzare legate agli ambienti naturali. Questi insetti popolano aree umide, paludi, canali e territori soggetti ad allagamenti. La loro presenza varia in base alle condizioni climatiche e alla disponibilità d’acqua, fattori che influenzano direttamente la riproduzione.

La prevenzione resta lo strumento più efficace per limitare la proliferazione delle zanzare. Le amministrazioni locali sono chiamate a individuare e monitorare i focolai larvali, controllando le aree più esposte. Anche i cittadini possono contribuire eliminando i ristagni d’acqua da giardini e balconi e utilizzando zanzariere, repellenti e sistemi di protezione per ridurre il contatto con gli insetti.

Gli orari di maggiore attività cambiano a seconda della specie. La zanzara comune punge prevalentemente durante la notte, mentre alcune specie selvatiche risultano più attive nelle ore serali. In alcune zone umide, come il Delta del Po, il picco delle punture può concentrarsi tra le 21.30 e le 23.

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