Zanzare e cambiamento climatico, cresce il rischio di Dengue West Nile e Chikungunya in Italia
Le temperature più alte favoriscono la diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare e aumentano fino al 32% il rischio di infezione per ogni grado in più. Gli esperti segnalano una crescita dei casi e chiedono controlli e prevenzione costanti.
Il riscaldamento del clima sta rendendo sempre più frequenti e pericolose le malattie trasmesse dalle zanzare. Secondo gli specialisti riuniti a Verona durante il congresso dedicato alle arbovirosi, ogni aumento di un grado della temperatura può far crescere il rischio di infezione da Dengue, Chikungunya e West Nile tra il 16% e il 32%, con una media superiore al 20%.
Gli esperti spiegano che queste patologie non possono più essere considerate episodi isolati legati esclusivamente ai viaggi internazionali. Anche l'Italia è ormai esposta al rischio di focolai autoctoni e aree sempre più ampie del territorio nazionale possono diventare favorevoli alla diffusione dei virus trasmessi dalle zanzare.
L'aumento delle temperature favorisce infatti la sopravvivenza degli insetti vettori, ne accelera il ciclo riproduttivo e rende più efficiente la replicazione dei virus. Diversi studi scientifici hanno confermato questo legame. Un'analisi condotta su 45 ricerche realizzate nei Paesi con la maggiore incidenza di Dengue ha rilevato un incremento del rischio del 16% per ogni grado centigrado aggiuntivo.
Un'altra ricerca basata su 1.145 casi di West Nile registrati in Italia tra il 2012 e il 2020 ha individuato nella temperatura media dell'aria il principale indicatore climatico associato alla malattia, con un aumento del rischio pari al 32% per ogni grado in più.
Una revisione di 34 studi sperimentali ha inoltre evidenziato che temperature superiori ai 28 gradi aumentano la capacità delle zanzare di trasmettere la Chikungunya, rendendo più probabile la diffusione del virus.
Secondo gli specialisti, il cambiamento climatico sta modificando anche il comportamento della zanzara tigre. Inverni più miti consentono a un numero maggiore di larve di sopravvivere, mentre il ciclo riproduttivo diventa più rapido. Di conseguenza, la stagione di attività degli insetti inizia prima e termina più tardi rispetto al passato.
I dati epidemiologici confermano la necessità di mantenere alta l'attenzione. Fino al 30 aprile 2026 sono stati confermati in Italia 133 casi di Dengue, tutti collegati a viaggi all'estero. Il 2024 resta però l'anno con il maggior numero di contagi, oltre 700, compreso il più grande focolaio europeo registrato a Fano, nelle Marche, con 223 casi.
Per la Chikungunya, nei primi quattro mesi del 2026 sono stati accertati 13 casi importati. Nel 2025 i casi erano stati invece 469, di cui 384 contratti sul territorio nazionale. Anche il virus West Nile ha raggiunto numeri record nel 2025, quando l'Italia è risultata il Paese europeo più colpito con 274 infezioni registrate.
Nel più recente monitoraggio sanitario sono stati inoltre segnalati tre casi di Zika virus, tutti associati a viaggi all'estero. Dall'inizio dell'anno non sono stati registrati decessi legati alle arbovirosi monitorate.
Gli specialisti richiamano l'attenzione anche sull'assenza di cure farmacologiche specifiche per Dengue e Chikungunya. Sebbene siano disponibili vaccini per alcune categorie di viaggiatori diretti nelle aree endemiche, si valuta la possibilità di impiegarli anche in eventuali epidemie locali.
La diagnosi tempestiva viene considerata uno strumento fondamentale. In presenza di febbre improvvisa durante i mesi più caldi accompagnata da altri sintomi, i medici raccomandano di rivolgersi rapidamente al proprio medico. Individuare subito l'infezione permette infatti di attivare le operazioni di disinfestazione e interrompere la trasmissione del virus.
La prevenzione resta comunque la misura più efficace. L'uso di repellenti, zanzariere e l'eliminazione dell'acqua stagnante da sottovasi, secchi e grondaie riducono sensibilmente le possibilità di proliferazione delle zanzare e il rischio di contagio.
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