Accordo Usa-Iran, Trump annuncia il testo e promette Hormuz aperto senza pedaggi

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Gli Stati Uniti e l’Iran si preparano a firmare a Ginevra un memorandum sul nucleare e sulla sicurezza marittima. Donald Trump annuncia la pubblicazione del testo entro pochi giorni, mentre Teheran ottiene le prime aperture sul commercio petrolifero e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

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Donald Trump ha definito l’intesa con l’Iran un accordo “giusto” e “molto importante”, anticipando che il contenuto completo del memorandum sarà reso pubblico entro pochi giorni. Il presidente degli Stati Uniti, intervenuto a margine del vertice del G7 a Evian, ha spiegato di voler diffondere il documento in forma integrale per evitare interpretazioni parziali e ha lasciato aperta la possibilità di illustrarlo personalmente in una conferenza stampa.

Nel corso di un incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Trump ha ribadito che il punto centrale dell’intesa resta l’impegno a impedire che l’Iran possa sviluppare un’arma nucleare. Il testo sarà inoltre trasmesso al Congresso statunitense per l’esame previsto dalle procedure istituzionali.

Tra gli aspetti più rilevanti dell’accordo figura la situazione dello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più strategiche al mondo. Secondo il presidente americano, il passaggio marittimo tornerà pienamente operativo dalla giornata prevista per la firma dell’intesa a Ginevra. Le navi commerciali potranno attraversarlo senza il pagamento di pedaggi e, stando alle dichiarazioni di Washington, l’Iran avrebbe già avviato le operazioni per la rimozione delle mine presenti nell’area.

Pur mostrando fiducia nell’accordo imminente, Trump ha mantenuto toni duri sul programma nucleare iraniano. Il presidente ha avvertito Teheran che eventuali tentativi di ottenere armamenti atomici provocherebbero una risposta severa da parte degli Stati Uniti. Ha inoltre affrontato il tema dell’uranio arricchito iraniano, sostenendo che Washington intende acquisirne il controllo anche per ragioni simboliche e strategiche.

Da Teheran arrivano segnali di apertura. Il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi ha confermato che il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani è stato revocato prima della firma ufficiale del memorandum. Secondo le autorità iraniane, alcune petroliere e navi cariche di beni essenziali hanno già attraversato le aree precedentemente soggette alle restrizioni.

Il negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha collegato i negoziati alla più ampia situazione regionale, affermando che i conflitti in Medio Oriente dovrebbero cessare su tutti i fronti, incluso il Libano. Nel frattempo da Beirut è stata ribadita la richiesta di un ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese.

Uno degli incentivi economici più significativi previsti dall’intesa riguarda il settore energetico. Dopo la firma, gli Stati Uniti sarebbero pronti a consentire all’Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di petrolio e carburanti. Le deroghe alle sanzioni comprenderebbero anche servizi bancari, assicurativi e logistici indispensabili per il commercio internazionale del greggio.

Un funzionario statunitense ha precisato che questo primo allentamento delle misure restrittive riguarderà esclusivamente il comparto petrolifero. Ulteriori concessioni dipenderanno dal rispetto degli impegni assunti da Teheran, compresi i progressi sul dossier nucleare e la piena riapertura dello Stretto di Hormuz. Restano invece congelati i fondi iraniani bloccati all’estero.

Alcuni segnali dell’effetto immediato dell’accordo sarebbero già visibili. Una superpetroliera iraniana partita dal porto di Chabahar è stata segnalata nel Golfo dell’Oman con il transponder acceso, una circostanza che non si registrava dall’inizio delle restrizioni navali statunitensi.

In Israele, intanto, cresce la preoccupazione per la possibilità che l’Iran utilizzi il periodo di negoziati previsto dal memorandum per proseguire le attività legate al programma nucleare. Secondo valutazioni attribuite a funzionari governativi e della difesa, Teheran potrebbe cercare di allungare i tempi delle trattative sfruttando la copertura diplomatica per continuare lo sviluppo delle proprie capacità nucleari.

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