Iran e Stati Uniti verso l'accordo, Teheran frena sulla firma mentre Trump annuncia la riapertura di Hormuz
Iran e Stati Uniti puntano a un’intesa per consolidare la fine del conflitto, ma Teheran frena sulla firma immediata e rinvia ogni decisione definitiva ai prossimi giorni.
Le trattative tra Iran e Stati Uniti sembrano avvicinarsi a una svolta, ma restano divergenze sui tempi e sui contenuti dell’intesa che dovrebbe consolidare la cessazione delle ostilità. Nelle ultime ore Donald Trump ha sostenuto che la firma dell’accordo sarebbe imminente, affermando che subito dopo verrà garantita la piena riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale.
Attraverso un messaggio pubblicato sulla propria piattaforma Truth, il presidente americano ha annunciato che l’intesa rappresenterebbe una netta discontinuità rispetto al Joint Comprehensive Plan of Action del 2015, sottoscritto durante l’amministrazione Obama. Trump ha ribadito che il nuovo accordo avrebbe l’obiettivo di impedire definitivamente all’Iran di dotarsi di armi nucleari.
Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre escluso qualsiasi trasferimento di fondi a Teheran nell’ambito dell’intesa. Ha dichiarato che l’uranio arricchito al 60%, custodito in siti sotterranei iraniani, verrebbe recuperato, diluito e successivamente distrutto. Trump ha aggiunto che Washington dispone di altre opzioni qualora il processo non procedesse secondo i piani.
Un primo segnale di ottimismo era arrivato dal Pakistan. Il premier Shehbaz Sharif aveva infatti scritto sui social che i due Paesi erano ormai vicini a un accordo di pace, indicando una possibile finalizzazione entro 24 ore e annunciando la preparazione di una firma elettronica seguita da incontri tecnici nei giorni successivi. Islamabad svolge da mesi un ruolo centrale nella mediazione tra Washington e Teheran.
La posizione iraniana resta però più prudente. Il portavoce del ministero degli Esteri, Ismail Baghaei, ha precisato che il memorandum in discussione non costituisce ancora un accordo definitivo. Secondo Teheran, il documento si limita a fissare principi generali per la soluzione delle controversie e per il mantenimento del cessate il fuoco.
Baghaei ha spiegato che la priorità attuale riguarda la stabilizzazione della situazione sul piano militare, compresi gli sviluppi in Libano. Per questo motivo il dossier nucleare sarebbe stato temporaneamente accantonato e verrà affrontato in una fase successiva, prevista entro circa sessanta giorni.
Il portavoce iraniano ha anche confermato che nei negoziati sono stati affrontati temi legati alla sicurezza marittima e alla navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Quanto alla firma del memorandum, ha sottolineato che non esiste ancora una data ufficiale, pur lasciando aperta la possibilità che l’intesa venga formalizzata nei prossimi giorni.
In serata sono arrivati ulteriori segnali di cautela da parte iraniana. Le Guardie Rivoluzionarie hanno contestato l’insistenza di Trump sulla firma immediata, sostenendo che il documento non è stato ancora completato. Secondo il Corpo dei Pasdaran, l’annuncio americano sarebbe stato fatto nonostante i negoziatori iraniani abbiano escluso esplicitamente una sottoscrizione nella giornata odierna.
Fonti arabe riferiscono intanto che una delegazione guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi è attesa in Pakistan per seguire gli aspetti tecnici dell’intesa. Parallelamente, alcuni media internazionali indicano la possibilità di un incontro diretto tra rappresentanti di alto livello di Iran e Stati Uniti in Svizzera nel corso della prossima settimana.
Le prospettive dell’accordo continuano a suscitare preoccupazioni in Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione del gabinetto di sicurezza dopo le dichiarazioni di Trump. Anche il leader dell’opposizione Yair Lapid ha criticato duramente l’ipotesi di intesa, sostenendo che lascerebbe intatte capacità militari e potenzialità nucleari dell’Iran. Secondo funzionari israeliani citati dai media locali, alcuni punti del memorandum potrebbero risultare sfavorevoli agli interessi strategici dello Stato ebraico.
Sostegno agli sforzi diplomatici è invece arrivato dal Regno Unito. Il primo ministro Keir Starmer, durante un colloquio con Trump, ha accolto positivamente i progressi registrati nei negoziati e ha espresso disponibilità a collaborare per l’attuazione di un eventuale accordo. Entrambi i leader hanno concordato sulla necessità di ripristinare la libertà di navigazione marittima per ridurre le ricadute economiche globali.
Secondo fonti americane, la scelta di una firma digitale sarebbe stata dettata principalmente da esigenze organizzative. I piani iniziali prevedevano una cerimonia in Europa con la partecipazione del vicepresidente JD Vance, ma le difficoltà logistiche e gli impegni legati al prossimo vertice del G7 hanno spinto verso una soluzione virtuale.
Washington e Teheran continuano tuttavia a fornire interpretazioni differenti di alcuni punti dell’intesa, compresi gli eventuali benefici economici destinati all’Iran. Resta quindi da capire se le divergenze riguardino soltanto la comunicazione pubblica oppure aspetti sostanziali del negoziato ancora da definire.
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