Camillo Ruini e le battaglie sulla bioetica, dal referendum sulla fecondazione ai casi Englaro e Welby
La morte del cardinale Camillo Ruini a 95 anni riporta al centro alcune delle battaglie che hanno segnato il dibattito italiano su bioetica, fine vita e fecondazione assistita. Tra il 2005 e il 2009 fu tra le voci più influenti della Chiesa su temi legati alla tutela della vita.
Con la scomparsa del cardinale Camillo Ruini, avvenuta all’età di 95 anni, tornano alla memoria le sue prese di posizione sui temi della bioetica, che hanno caratterizzato per anni il confronto pubblico e politico in Italia. Per l’ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana, le questioni legate alla nascita e alla fine della vita rappresentavano uno dei terreni più delicati sui quali la Chiesa era chiamata a intervenire.
Nel 2005 Ruini ebbe un ruolo centrale nella campagna contro il referendum sulla fecondazione assistita. In quella occasione sostenne la scelta dell’astensione, ritenendola lo strumento più efficace per contrastare modifiche che, secondo la sua visione, rischiavano di trasformare la vita umana in un prodotto della tecnica e della disponibilità individuale. Per il cardinale, la difesa dell’embrione e dei limiti imposti dalla legge non costituiva una posizione conservatrice, ma un principio fondamentale per la tutela della dignità umana.
Quattro anni più tardi intervenne con fermezza sul caso di Eluana Englaro, la donna rimasta per anni in stato vegetativo al centro di una lunga vicenda giudiziaria e politica. Ruini condannò la decisione di interrompere alimentazione e idratazione artificiali, definendola un atto che portava direttamente alla morte di una persona incapace di difendersi. Nella sua interpretazione, la questione andava oltre il singolo caso e riguardava il valore attribuito alla vita umana nelle situazioni di maggiore fragilità.
Una linea altrettanto netta fu mantenuta nel confronto sul caso di Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare che aveva chiesto di poter interrompere i trattamenti che lo tenevano in vita. Ruini contestò l’idea che una persona potesse rivendicare contemporaneamente l’appartenenza alla fede cattolica e il diritto assoluto di decidere autonomamente della propria esistenza fino alla morte.
Alla base delle sue posizioni vi era la convinzione che la vita non fosse un bene di cui il singolo possa disporre liberamente, ma un dono da proteggere attraverso la responsabilità della comunità e delle istituzioni. Una visione che il cardinale collegava alle riflessioni di Benedetto XVI sulla cosiddetta “dittatura del relativismo”, espressione utilizzata per descrivere la perdita di riferimenti morali condivisi nella società contemporanea. Per Ruini, le decisioni riguardanti nascita, malattia e morte coinvolgevano l’intera collettività e non soltanto la sfera religiosa.
Il cardinale Camillo Ruini è morto teologo anticomunista, guidò la Cei nellera berlusconiana

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